Archivio mensile:maggio 2017

Percedol

Il laghetto di Percedol, ma sarebbe più esatto definirlo stagno, è tra i più antichi bacini carsici che si raggiunge dalla strada provinciale Opicina – Monrupino, a 330-340 metri s.l.m., dove sulla destra si apre un agile sentiero a tornanti che tra querce e carpini neri in un clima progressivamente più umido e freddo, scende per 70 metri verso il fondo della grande dolina.

Laggiù si ha la sensazione di trovarsi in un Carso segreto e pieno di magie, dove non ci si meraviglierebbe di scorgere qualche folletto che corre furtivamente nel bosco.
La dolina è ricoperta da cerri e carpini di alto fusto ma non mancano le specie di rimboschimento come salici e abeti che crescono rigogliosi in un habitat ideale e al riparo dei venti.

Lo stagno è piccolo e rotondo, con un diametro che non supera i 30 metri e una profondità massima di 3 ma la proliferazione e i sedimenti delle piante acquatiche stanno causando un crescente impaludamento con la riduzione della superficie.

Si presume infatti che con lo scorrere del tempo il laghetto avesse subito anche un notevole interramento come dimostrerebbe la formazione di pozze periferiche durante i periodi delle piogge.

In merito alla sua origine il geologo professor Carlo D’Ambrosi (1898-1992) ritenne che i detriti alluvionali di marne e delle arenarie trascinati da un sistema idrico ipogeo, avessero occluso le vie di circolazione delle acque formando un substrato permeabile sopra a quello idrofugo impedendone l’assorbimento. Il successivo accumulo con la compattazione di terra rossa trasformatasi in pseudoargilla avrebbe consentito la raccolta sia delle acque meteoriche che quelle di scorrimento dai pendii generando il laghetto sul fondo della dolina.
Alcuni studiosi sostennero che fosse stato alimentato da un corso d’acqua sotterraneo proveniente dal monte Orsario (nei pressi di Monrupino), altri ancora ritenevano che l’impermeabilità del suolo fosse semplicemente dovuta all’accumulo di terra e detriti ma se così fosse in tutte le doline dovrebbe trovarsi un laghetto, invece così non è.
Si è invece considerato che il punto idrovoro che ha alimentato il fondo della collina si fosse occluso e che una scarsa fessurazione della roccia circostante non fosse più riuscita ad assorbire le acque di superficie.

Ma a prescindere dalla sua formazione, il laghetto di Percedol risulta davvero fortemente ristretto a causa dell’apertura di un sifone che provoca il deflusso delle sorgenti acquifere.


Non essendo possibile otturare del tutto l’inghiottitoio impedendo di conseguenza il ricambio idrico, è stato recentemente deciso di ricoprirlo con una rete zincata e strati di geotessuto e argilla.
Tutta l’area è comunque soggetta a tutela ambientale per le numerose rarità faunistiche come le libellule e le rarissime rane di Lessona, e quindi si spera che questo angolo del Carso continui a vivere offrendoci in tutti i mesi dell’anno le sue incantevoli scenografie.

Fonti: Dante Cannarella, Guida del Carso triestino, Ed: Svevo, Trieste, 1975 – percorsiprovinciats – articoli vari da “Il Piccolo” – Foto di Mario Amstici  

Il lago di Doberdò

Nella zona del Carso monfalconese si estende la Riserva naturale dei laghi di Doberdò, Pietrarossa e i minori Mucile e Sablici, le cui origini furono dovute alle fratture di masse rocciose in seguito ai sommovimenti della crosta terrestre.

Nella foto (scoprifvg) il lago durante la massima piena 

Il lago di Doberdò ha un’area di circa 0,37 kmq. , quindi pari a 370.000 mq. e un “diametro virtuale” di 680 m. , ma il livello delle sue acque è estremamente variabile per le diverse portate dei fiumi Vipacco ed Isonzo che lo alimentano attraverso canali sotterranei e delle sorgenti ipogee sgorganti dalle falde presenti nella parte occidentale dell’avvallamento.
Nei periodi di piena, dovuti anche dall’apporto delle piogge primaverili e autunnali raggiunge una profondità che oscilla tra gli 8 metri e mezzo e i 12.
Le acque defluiscono poi negli inghiottitoi presenti nella conca della zona orientale alimentando il laghetto di Sablici che a sua volta si scarica nel lago di Pietrarossa, esteso in un terreno alluvionale di forma allungata.

Nella foto il laghetto di Pietrarossa

Il lago di Doberdò si trova però in stato di sofferenza, forse già iniziato nel corso delle bonifiche attuate negli anni Venti per impedire lo sviluppo di infezioni malariche. Attualmente sembra avviarsi sempre di più a un impaludamento in gran parte causato da una veloce crescita delle sue stesse vegetazioni e dal conseguente deposito di sostanze organiche.
Un’incisiva concausa è dovuta alla presenza delle canne palustri e soprattutto dai giunchi di palude (Schoenoplectus lacustris) che crescendo in zone fangose e difficilmente praticabili rendono problematici i tagli (nota 1) favorendo lo sviluppo in sommersione e l’avanzamento verso il centro del lago dove l’acqua ha un maggiore livello.

Credit: Photo by Franco Giordana

Nei periodi di magra che si manifestano in estate e a volte anche d’inverno, i fiumi si riducono a una sorta di canali e il lago di Doberdò si trasforma in poco più di una pozza con un diametro che non supera i 40 metri.

(juzaphoto)
Nelle estati particolarmente secche può accadere che i canali e le pozze si prosciughino quasi del tutto pur rimanendo l’acqua nelle zone vicine agli inghiottitoi e alle polle di risorgiva. (nota 2)

(foto Parks.it) 

Nei pressi dell’abitato di Doberdò del Lago, dove un tempo era attiva una cava per l’estrazione del calcare, sono stati ristrutturati dei vecchi edifici dai quali è stato ricavato un centro visite con un museo storico-naturalistico, una sala conferenze, una foresteria e un punto di ristoro.
In tempi recenti i ricercatori dell’Università di Trieste, Livio Poldini esperto in attività naturalistiche e ambientali e il professor Alfredo Altobelli del Dipartimento della Scienza e della Vita con alcune associazioni ambientaliste come “Ambiente 2000”, WWF e Legambiente, stanno cercando di coinvolgere gli enti pubblici a trovare delle soluzioni a salvaguardia del lago e di tutta questa particolare zona del Carso.

Note:

1. In tempi passati i fusti di questa pianta venivano utilizzati per ricavarne corde e stuoie.

2. In un articolo de “Il Piccolo” il professor Alfredo Altobelli sostiene che: “Il problema del lago di Doberdò è che si svuota troppo rapidamente. La causa sono alcune opere realizzate anni addietro a valle del specchio d’acqua, precisamente a Pietrarossa, dove è stato accelerato il deflusso delle acque che conseguentemente essendo i due laghi collegati per via sotterranea, influisce su quello di Doberdò”.

Notizie tratte da: Enciclopedia Monografica del Friuli Venezia Giulia, Udine, 1971 – Dante Cannarella, Guida del Carso triestino, Ed. Svevo, Trieste, 1975 – Articolo su “Il Piccolo” del 31/8/2016

Il lago del Circonio

Nella storica regione della Carniola sul versante orientale delle Alpi Dinariche, a 545 metri s.l.m., si trova la vasta pianura del Circonio con un lago molto, molto speciale.
Il Cerkniško jezero rappresenta infatti uno straordinario fenomeno carsico causato dalla presenza di tre fattori concomitanti: i terreni impermeabili, i numerosi inghiottitoi e la confluenza delle acque di tutti i rilievi circostanti, in particolare di quelle intorno al Monte Nevoso.

Nella foto (Enrico Halupuca) uno degli inghiottitoi

Questo lago, unico per la sua complessità e grandezza, ha la singolare particolarità di esistere solo nei periodi di intense piogge, quando raggiunge una superficie di 38 kmq con una capacità di circa 105 milioni di metri cubi di acqua, profonda da 1 a 5 metri fino a un massimo di 6.
Secondo gli studiosi il tutto il bacino di alimentazione ammonterebbe a 475 chilometri quadrati costituiti anche dall’apporto di acque fluviali di cui le maggiori derivano dal torrente Cerkniščica che scorre dal lato nord coprendo un’area alimentativa di 45 kmq.
La formazione del lago può avvenire in un paio di giorni ma a volte dalle cavità carsiche l’acqua erompe con tale violenza da riversare ben 153 metri cubi al secondo allagando completamente il pianoro in sole 24 ore.

Nella foto (Enrico Halupca) il lago nel periodo di piena 

Per la sua vastità il Cerkniško jezero è frequentatissimo sia d’estate, quando si presta alle volate dei windsurf (nota 1), sia d’inverno, quando le banchise di ghiaccio offrono delle inebrianti corse sui pattini.
(foto ilturista) 

Le sue acque sono ricchissime di pesci come lucci, carpe e tinche che riescono a sopravvivere e a riprodursi anche nell’oscurità dei laghetti sotterranei, mentre i boschi incontaminati dei dintorni sono frequentati da decine di specie di uccelli che trovano l’ambiente idoneo per sostare e riprodursi.

Nella foto (Halupca) la fase del ritiro delle acque con alcuni pesci rimasti nelle secche e destinati a morireQuando le acque defluiscono dagli stessi inghiottitoi che le hanno alimentate, tutto il pianoro si trasforma come per magia in una distesa verdeggiante e talmente fertile da permettere le coltivazioni di mais e patate.
Nella foto: campi per foraggio:Ai tempi dello storico greco Strabone (60 a.C. – 21/24 d.C.) il lago di Circonio venne chiamato Lugea palus, riecheggiando l’aspetto lugubre della palude e ancora nel Medioevo fu menzionato come un luogo misterioso le cui acque venivano talvolta illuminate da sinistri bagliori.

Solo nel Seicento lo straordinario habitat di questa vallata è stato descritto ne La gloria del Ducato di Carniola da Johann W. F. von Valvasor (1641-1693) e segnato nelle mappe dell’epoca come Cirkhnizer see. (nota 2)

Nella foto la mappa incisa nel 1689 dal Valvasor: 
Il famoso storico nato e vissuto proprio nelle terre della Carniola, ha narrato che ai tempi della Riforma si svolgeva la caccia alle streghe, con tanto di processi e tremende esecuzioni (nota 3), fatti forse accaduti nei torbidi periodi dell’oscurantismo e che in seguito si sono trasformati nelle mitiche leggende del monte Slivnica. (nota 4)
A quei tempi, ma non solo allora, nelle notti in cui nella vallata si spandevano i richiami d’amore dei cervi, avveniva anche la caccia ai ghiri che attirati dalle mele sparpagliate nei boschi, erano catturati per ricavarne morbidi colbacchi e gli interni dei cappotti.

Sulle meraviglie del lago di Circonio vorremmo qui ricordare i versi di Torquato Tasso (1544 – 1595) nel suo poemetto Il Terzo Giorno del Mondo Creato dove venne esaltata la singolare alternanza di acqua e terra che per tutti i giorni dell’anno offre agli uomini la possibilità di dedicarsi a 3 magnanime attività: la pesca, l’agricoltura e la caccia:

Alla Lugea palude, onde si vanta
La nobil Carnia, lunga età vetusta
Non ha scemato ancor l’onore e ‘l grido.
Quivi si pesca, e poi ch’è fatta
Secca ed asciutta, in lei si sparge il seme
E si raccoglie, e tra le verdi piante
Prende l’abitator gl’incauti augelli;
E in guisa tal divien che in vari tempi
La stessa sia palude e campo e selva

Note:
1. Recentemente sono stati imposti divieti temporanei sia nell’area dei maggiori inghiottitoi che durante la deposizione di uova degli uccelli acquatici; la balneazione è consentita solo in appositi punti. Essendo la zona naturistica protetta sono vietate le imbarcazioni a motore.

2. Per il suo preziosissimo scritto il Valvasor fu nominato socio della prestigiosa British Royal Society di Londra.

3. Sull’argomento sono state trovate delle tracce in alcuni documenti del 1551.

4. Dal Valvasor: “Dall’altra parte del lago si erge il monte Slivnica, dove si trova una grotta, in grado di produrre tempeste, come è noto nella zona. Sulla cima ci sono le streghe, che fanno lì i loro sabba. Sono visibili come piccole luci svolazzanti…”

Notizie tratte da:
Enrico Halupca, Le meraviglie del Carso, LINT, Trieste, 2004; articolo “Il Piccolo” del 2/11/2012; Wikipedia; ilturista.