Archivio mensile:maggio 2018

San Sergio – Črni Kal

Il paese Črni KalSan Sergio, un tempo chiamato Chernicol e Cernicale, appartiene al comune di Capodistria e come tutte le terre di confine vanta una lunghissima storia.
Dopo la caduta dell’Impero Romano e il breve regno degli Ostrogoti, il villaggio fu sotto l’alternato dominio dei Bizantini e dei Longobardi per poi essere annesso nel 788 con tutta l’Istria al Regnum Italiae, fondato nel 774 da Carlo Magno.
Con i suoi figli Pipino e Ludovico I il regno dei Franchi fu esteso al Friuli , alla Carinzia e alla Carniola; con il successore Lotario la parte orientale venne divisa in 4 Contee.
Cessato il dominio franco iniziarono i controlli dei Marchesi di Aquileia, dei Duchi di Baviera e di Carinzia; nel 1040 l’Istria venne nominata provincia immediata e feudo diretto dell’ Impero d’Austria che affidò il governo ai conti Weimar. (1)

L’antica Cernicale si trovava sul percorso che dall’altopiano carsico passava la valle del Risano e la costa adriatica e fu proprio sul colle sovrastante che venne costruita una strategica roccaforte per il controllo del territorio e dei transiti delle carovaniere mercantili.

Nella foto un settore della mappa disegnata da Pietro di Coppo nel 1529
Eretta su una rupe staccata dal ciglione carsico e raggiungibile allora da un ponte levatoio lungo 4 metri, aveva una pianta rettangolare a più piani ma era di dimensioni ridotte, come risulta dalle rimanenti rovine delle mura.

Cessato il governo dei Weimar, la contee dell’Istria e della Carniola con i territori di Trieste vennero conglobate nel grande feudo dei Patriarchi di Aquileia che dominarono sino alla pace di Treviso del 1291 nella quale Capodistria e la fascia costiera furono affidate alla Serenissima mentre l’alta Val Risano rimase sotto il controllo di Trieste.

Ma la Repubblica di Venezia mirava ad estendersi sempre di più e nel 1357 invase tutto il territorio dominandolo fino al 1513 quando l’Impero austriaco affidò a una compagnia di Uscocchi (2) la conquista della Rocca. (3)

Nell’ottobre del 1615 i Veneziani saccheggiarono i villaggi di Ospo e San Sergio lesionando la fortezza che da allora cadde in rovina. (4)

In seguito alle incursioni dei Francesi e al successivo Trattato di Campoformido del 1797, la contesissima zona rimase all’ Impero degli Asburgo e con il Trattato di Schönbrunn del 1809 fu incorporata nelle Province Illiriche.

Divenuta parte autonoma del Regno d’Illiria nel 1815 e del Litorale austriaco nel 1849, il borgo assunse il nome di Črni Kal per essere rinominata nel 1923 come San Sergio. (5)

Trovandosi a sud della Linea Morgan fu parte della Zona B del Territorio Libero di Trieste sotto l’ Amministrazione jugoslava e dal 1991 della Slovenia come frazione del comune di Capodistria.

Il paese è dominato dalla chiesa di San Valentino, costruita nel 1680 su un antico edificio di culto, forse un tempio a Giunone, di cui è stata rinvenuta una statua bronzea in una vicina cava. (6). L’aspetto odierno fu assunto con i restauri del 1912 che tuttavia mantennero alcuni elementi rinascimentali.

Staccato dall’edificio svetta il campanile risalente al 1802 che a causa del terreno franoso pende per oltre 1 metro.

Il paese è piuttosto trafficato per il passaggio di alpinisti verso le pareti rocciose che si stagliano sul sentiero sotto la Rocca offrendo percorsi di varie lunghezze e difficoltà.
Dalle rovine dell’antica Rocca il panorama è davvero splendido spaziando su Capodistria, l’Adriatico, Trieste e sullo spettacolare viadotto che attraversa la verde vallata.

Note:
1. Nobili della Turingia i Conti Weimar furono i primi vassalli a servizio dei Duchi di Baviera e Carinzia a raggiungere le terre del Carso. Ulrico II, l’ultimo della dinastia, prima della sua morte avvenuta nel 1112 cedette i suoi possedimenti al Patriarcato di Aquileia
2. Originari dai Balcani gli Uscocchi divennero spietati guerriglieri e saccheggiatori sulla terraferma nonché pirati sulle rotte turche del mare
3. Questa notizia, riportata nel testo I castelli del Carso Medievale di Foscan e Vecchiet, è però disattesa da altre fonti storiche
4. Ibid
5. Da Wikipedia
6. Notizia riportata dalle Edizioni Touring. Il cartello della chiesa riferisce una possibile datazione del VII secolo
7. Aperto al pubblico nel 2004 con i suoi 1064 metri di lunghezza appoggiati su 11 piloni è il più alto viadotto della Slovenia

Fonti tratte da: Luigi Foscan – Erwin Vecchiet, I castelli del Carso medievale , Ed. Svevo, Trieste, 1985 – Slovenia, Touring Editore, Milano, 2013 – Wikipedia – istriaculture.com

Articolo e foto di Gabriella Amstici

Verso San Lorenzo – Jezero

Sulla Statale oltre Basovizza si aprono due strade in direzione della Val Rosandra, la prima è la più corta e la più frequentata per le sue particolarità ma la seconda attraversa dei boschi di latifoglie di grande fascino.
A destra, dopo una decina di metri, si diramano dei sentieri immersi nelle distese verdeggianti tra i cui silenzi si odono i fruscii delle foglie smosse da leggere folate di vento, i canti d’amore degli uccelli, l’odore di humus che sale dalla terra e dalle radici sradicate di vecchi tronchi.
Nel fitto sottobosco altri giovani alberi crescono nell’infinito ciclo della natura accogliendo altre specie nelle vegetazioni nascoste delle doline.
Tra le fronde delle betulle e i cespugli di biancospino, nell’aria improvvisamente più fredda e umida appaiono all’improvviso le oscure fauci della grotta Bac spalancate sulle profondità della terra.
Sviluppata per 130 metri questa caverna fu rilevata nel 1884 ma in una parete della prima sala fu incisa una croce e la data del 1847 che risalendo a 37 anni prima è rimasta un mistero.
Foto gssg.it Nella prima sala dell’ingresso  sono visibili i crateri causati dalle  esplosioni di munizioni raccolte nella zona e fatte brillare dai rastrellatori dopo la seconda guerra. Da scavi archeologici in tempi più recenti sono stati rinvenuti dei recipienti presumibilmente usati per la raccolta degli stillicidi d’acqua e databili all’epoca medievale.

Dopo una deviazione sulla Strada Provinciale si apre un grande piazzale dove si trova la chiesetta di San Lorenzo, risalente alla metà del Quattrocento e sottoposta a successivi restauri che hanno mantenuto l’antico aspetto anche se purtroppo il crollo del tetto avvenuto negli anni Settanta provocò la distruzione dell’altare ligneo del 1660.

La prima menzione scritta del piccolo villaggio di San Lorenzo appare in un documento del 1428 come una proprietà di “sessanta pertiche di terreno comunale” nella contrada di Iessera. Nel 1461 fu menzionata “la fiera de Iesera el dì de San Lorenzo” come testimonianza dei festeggiamenti del 10 agosto intorno alla chiesetta del Santo.
Successivamente il nome si trasformò poi nello sloveno Jezero ma anche se non fu rinvenuta traccia di un vero e proprio lago poi scomparso, si ritenne che la copertura di Flysch con l’alternanza di livelli marnosi ed arenaci avesse potuto formare una serie di stagni a raccolta dell’acqua piovana.

Nella foto d’epoca postata da Mauro Antonini sul gruppo pubblico FB “Misteri & Meraviglie del Carso” si nota un piccolo stagno del paese.
Foto di Silvio Polli
Un’altra ipotesi presupporrebbe l’esistenza in tempi antichissimi di uno stagno nella depressione a monte di San Lorenzo ma certo è che la presenza di pozzi e abbeveratoi supplissero una notevole carenza d’acqua in tutto il borgo; del resto San Lorenzo è stato sempre un borgo di transito verso la Valle e la zona delle saline.

Nella foto di Ignazio Urso su M&M una vasca da tempo dismessa
Il vecchio Pozzo

Durante la bella stagione tutta la lunga Strada dei Carsi che collega l’altopiano al mare è frequentatissima e molto amata sia per i locali di ristoro che i prodotti locali offerti da alcune Osmize ma soprattutto per una speciale leggerezza dell’aria che si respira in questo piccolo angolo di Paradiso.

Sotto il posteggio – belvedere affacciato sul cañon della Val Rosandra, a poca distanza dalla strada, si trova la mitica vedetta bianca da cui lo sguardo spazia dalle alture di Beka all’altopiano dello Stena, dalle sassaie del monte Carso alle periferie di Trieste, dalle case di Hervati al mare e alle verdi colline dell’Istria.
Dal vicino pianoro sopra le pareti rocciose le continue correnti d’aria provenienti dal vallone diffondono un intenso profumo di timo che cresce tra le rocce e i cespugli di biancospino. La mancanza di alberi, l’aridità della terra esposta dai venti di bora e la piena esposizione al sole hanno propagato una particolarissima specie di Stipa, nota anche con il nome di Lino delle Fate, la cui natura non è ancora del tutto chiara in quanto esistono molto sottospecie simili tra loro ma originate da substrati del tutto diversi.
Se all’inizio della primavera appare come un’erba selvatica, con i primi tepori muta le sue semplici spighe verdi in altrettanti pennacchi biondi e gonfi che nel periodo di fioritura, tra maggio e giugno, muteranno in sottilissimi filamenti piumati.

Il nome generico è assonante con il greco “stypé” – massa di fibre soffici, ma in una scheda del Dipartimento di Scienze della Vita presso l’Università di Trieste risulta che nelle vicinanze della Strada per San Lorenzo sia presente la Stipa eriocaulis.

E’ bellissimo osservare questa distesa argentea che ondeggia al vento e che nelle calure estive si arriccia in mille bizzarre volute da cui saranno rilasciati i loro piccoli semi continuando a tappezzare questo grande, magnifico pianoro carsico.

Notizie tratte da: Dante Cannarella, Da Cattinara a Basovizza, Ed. Svevo, Trieste, 1993 – Il Carso della Provincia di Trieste, Ed. Svevo, Trieste, 1998
Dryades.units.it/FVG – Foto Gabriella Amstici