Archivio mensile:luglio 2018

Le acque sotto l’abisso di Trebiciano

Nel 1849, otto anni dopo la morte di Lindner, il Comune affidò le esplorazioni nell’abisso di Trebiciano all’ispettore dei civici pompieri Giuseppe Sigon.
Raggiunto il sifone d’entrata del fiume sotterraneo e valutato che in 24 ore la portata delle acque raggiungeva ben 758.000 metri cubi, fu studiata la possibilità di costruire tubature e gallerie per ricavare un portentoso rifornimento idrico.

Nella foto la fantastica immagine della Caverna di Trebiciano in un disegno di Giuseppe Rieger 
I progetti, peraltro costosissimi, vennero però sospesi quando si rese indispensabile e urgente provvedere all’alimentazione dei treni a vapore della futura Ferrovia Meridionale sfruttando le sorgenti costiere di Aurisina.
In breve tempo venne così allestito un acquedotto affiancato da una conduttura parallela per distribuire in città l’eccedenza di acqua. Purtroppo però questo rifornimento idrico si rilevò non solo insufficiente per l’incostanza dei flussi ma anche per la frequente presenza di acqua salmastra.
Dopo l’ennesima siccità che si presentò nel corso del 1868 l’acquedotto si prosciugò del tutto e il Comune fu costretto a riprendere gli studi per trovare una possibile soluzione dell’approvvigionamento idrico.
L’enorme massa di acqua che scorreva sotto l’abisso di Trebiciano continuava a suscitare l’interesse di scienziati e tecnici ma gli ingentissimi costi dei progetti bloccavano di fatto le decisioni del Comune.

Nel 1895 l’imprenditore svizzero ingegner Antonio Polley ritennne invece fattibile lo sfruttamento del torrente sotterraneo e acquistati i diritti di usufrutto della grotta proseguì l’impresa di Lindner finanziando l’allestimento di nuove scale.

Un disegno dal libro Les Abimes pubblicato nel 1894 da E. A. Martel dove si notano i diversi livelli del fiume sotterraneo 
Il suo progetto prevedeva uno scavo di un pozzo artificiale inclinato verso il fondo della grotta e la costruzione di una diga sul sifone d’ingresso delle acque provocando l’innalzamento di quelle che scorrevano nelle condutture naturali; intercettate le portate dovevano essere realizzate delle nuove gallerie e mediante una serie di pompe elettriche azionate da turbine sarebbero portate all’esterno.
Nel 1910, dopo quindi 15 anni di studi e misurazioni l’ingegner Polley presentò i suoi azzardatissimi progetti ma nonostante i loro costi fossero relativamente più contenuti rispetto a quelli precedenti, il Comune non li approvò e nel 1912 si riappropriò dell’abisso di Trebiciano riadattandolo per eseguire periodiche misurazioni del fiume.
Di fatto però le soluzioni del rifornimento idrico per Trieste e il Carso si arenarono ancora.

Disegno acquerellato di Napoleone Cozzi 

Le notizie sono state tratte da: Mario Galli, La ricerca del Timavo sotterraneo, Edizioni del Museo Civico di Storia Naturale, Trieste, 2000 – Enrico Halupca, Le meraviglie del Carso, LINT Editoriale, Trieste, 2004