Archivio mensile:agosto 2018

La muda di Clanez

Secoli fa il villaggio di Clanez Klanec, che si estende in una valle scavata dal torrente Rosandra (1), si trovava in una zona di grandi traffici tra Trieste, Venezia e la Carniola quindi il controllo delle sue terre era ambitissimo per la raccolta dei dazi.
L’incarico di sovraintendere la Muda di Clanez (2) era spesso affidato a nobili triestini che accettavano di trasferirsi in un posto così lontano e impervio in cambio di generose ricompense.

Foto tratta da istrapedia  
Sul ponte che si trovava all’ingresso del villaggio venne costruito un castelletto la cui esistenza fu documentata in un contratto di affitto concesso da Federico III d’Austria al Comune di Trieste, dopo il 1526 alla famiglia dei Clainz ClanazClanez, che diedero il nome al borgo, fino alla fine del 1600 a quella dei Lichstock de Lichtenstein (3) e in seguito al nobile Antonio de Giuliani (4) che ancora in pieno servizio lì vi morì nel 1734.

Foto istrapedia 

La sorveglianza della Muda doveva essere alquanto tracotante in quanto spesso i mercanti e i “mussolati” provenienti dalle regioni interne e diretti verso Venezia si lamentavano delle angherie subite dagli esattori e dai loro sbirri che oltre a pretendere cospicui dazi li deviavano a forza verso Trieste.
Oltre ai floridi affari che si svolgevano nella Muda, il posto attraeva anche patrizi e cacciatori triestini per l’abbondante selvaggina rinvenuta dalle battute intorno ai folti boschi attraversati da un ruscello, allora più ricco d’acqua. (5)

Anticamente questo piccolo borgo agreste fu chiamato anche San Pietro del Madrasso derivante sia dal nome dell’apostolo a cui fu dedicata la chiesa che da quello dell’insidiosissima vipera che si aggirava a quei tempi. (6)
Un’antica leggenda riportava che questo serpente si fosse bevuto tutta l’acqua del paese e che i paesani avessero invocato San Pietro per annientare quel perfido serpente di palude. Non è dato sapere come la storia finì comunque sul portale d’ingresso della chiesa si trova ancora un bassorilievo con l’immagine dell’apostolo con la sua simbolica chiave e con l’incisione dell’anno 1670. (7)

Sotto il vecchio pavimento della navata della S. Peter Church si trovano ancora le pietre tombali degli storici esattori imperiali della Muda di Clanez, mentre i poveri vallegiani per discutere sulle questioni della borgata si radunavano vicino la chiesa sedendosi sulla doppia fila di gradini in pietra intorno al tiglio.
Ricordi di un passato ormai dimenticato ma quell’albero centenario dal tronco gigantesco accanto alla chiesetta di San Pietro continua a vivere e a essere immortalato dalle foto degli avventori.

Note:
1. Le sorgenti si trovano a 412 metri di altitudine
2. La Muda era un nome di derivazione veneziana con cui veniva indicata la dogana e la riscossione dei dazi
3. Famiglia imparentata con quella nobilissima e potente famiglia dei Bonomo
4. Prima di essere nominato esattore imperiale il de Giuliani ricoprì la carica di “Ammiraglio del Porto” a Trieste
5. Fu riportata la notizia che in una di quelle battute di caccia un cacciatore triestino di nome Antonio Tomaso Civrani vi trovò la morte
6. Dovrebbe trattarsi dell’allora più diffuso Marasso (Vipera berus) non propriamente mortale ma dal morso assai doloroso
7. Fu comunque assodato che l’edificio fosse stato costruito in tempi precedenti

Notizie tratte da:
Pietro Covre, Cronache di patrizi triestini, Tip. Modena, Trieste, 1975 – Dario Alberi “Istria” storia, arte, cultura, Lint Editoriale, trieste, 2006

Montona e le sue leggende

Montona – Motovun (in croato) che si erge su una collina dell’Istria settentrionale e a sinistra del fiume Quieto, fu sede di un antichissimo castelliere illirico-celtico e in seguito di un castro romano.
Tra l’XI e il XIII secolo appartenne al Patriarcato di Aquileia per poi cadere sino al 1797 sotto il dominio della Repubblica di Venezia.
Dopo i passaggi tra l’Impero austriaco, napoleonico e il Regno italico, Montona fu ancora dominata dagli Austro-ungarici per ritornare all’Italia dal 1918 al 1947, quindi alla Jugoslavia e dal 1991 alla Croazia.

All’interno delle mura che circondano la cittadina si susseguono costruzioni romaniche e gotiche dominate dalla Torre campanaria risalente al XIII secolo da cui si gode di una straordinaria vista sulla vallata e le distese di fitti boschi e uliveti.

Foto dreamstime

Nella foto (Wikimedia) l’antichissima Torre
I più importanti edifici risalgono al periodo rinascimentale come il Palazzo Comunale e la magnifica chiesa di Santo Stefano la cui progettazione fu attribuita al celebre architetto veneto Andrea Palladio (1508-1580) anche se l’attuale aspetto fu dovuto a delle modifiche apportate alla fine del XVIII secolo. (1)

Il Comune prima dei recenti restauri (Foto istra culture)
Sotto i boschi lungo la vallata del Quieto tra l’ estate e l’inizio dell’autunno e con l’aiuto di cani addestrati, vengono raccolti i tartufi neri mentre i pregiatissimi bianchi saranno trovati tra il tardo autunno e l’inverno per essere poi offerti nelle caratteristiche taverne dette konobe e nei numerosi agriturismi accompagnati ai vini Malvasia e Terrano.
In estate tra le competizioni aerostatiche e il Film Festival il centro di Montona si riempie di vita e di turisti che oltre alle delizie gastronomiche possono usufruire anche dei sentieri ciclabili che si snodano tra i boschi sottostanti.

Foto istra.culture

Di queste verdi terre attraversate dal fiume Quieto, un tempo chiamate “Valli dei Giganti”, furono tramandate le leggende degli Zidòvi, nome forse derivato dai Djidovi o Dzidovi che in tempi antichissimi popolarono alcune regioni dinariche.
Con la loro forza smisurata gli Zidòvi trasportavano sulle spalle enormi blocchi di pietra per costruire le fortezze e le torri sulla cima di tutte le colline.

Foto croazia.ch
Fu narrato che nelle selve sotto Montona fosse vissuto il Grande Beppo (Veli Jože) sempre occupato ad arare i campi per riempire i granai dei signorotti feudali e a curare le vigne per fornire le riserve di vino nelle loro cantine. Per prepararsi i suoi mastelloni di cibo usava la “pegola” estratta dalle viscere della terra per accendere i fuochi alimentandoli con le cortecce spellate da intere querce.
Jože era un gigante buono ma nessuno doveva permettersi di sollevare la sua collera perché altrimenti scavalcava le mura del borgo e scuoteva paurosamente il campanile della chiesa.

Ma gli Zigòvi previdero la loro fine: “ La nostra stirpe si estinguerà e verranno gli uomini” dicevano, e un giorno gli uomini arrivarono.
“Uccidiamoli” propose qualcuno ma altri invece dissero: “No, essi sono simili a noi, anche se sembrano vermi della terra, formiche. E sulla terra per avere pane suderanno come noi”.
Così tra le fertili valli del Quieto iniziarono altre lunghissime storie.

Nota 1. La preesistente chiesa presumibilmente romanica venne a sua volta costruita sulla base di un’antica basilica.

Fonti tratte da: Enciclopedia monografica del Friuli-Venezia Giulia, la storia e la cultura, Arti grafiche Udine, 1980 – Wikipedia – croazia info – istra.hr