Case carsiche

Sebbene su alcuni documenti siano a volte menzionati i “masi” in realtà sul Carso non esistevano rustici isolati ma piccoli gruppi di casupole che fino al Settecento costituivano una grande famiglia, in sloveno chiamata zadruga.
Di base rettangolare e costruite solitamente su alture o pendii per non occupare i tratti pianeggianti sfruttati per l’agricoltura, avevano i muri perimetrali di pietra calcarea impastata con calce e terra rossa.

Nella foto una delle antiche case con il tetto di paglia esistenti fino pochi decenni fa nel Carso sloveno. 

All’esterno dell’unico vano sovrastato da una copertura con tronchi di quercia, rami e paglia era collocato il focolare con un camino piuttosto alto per assorbire il calore e disperdere le scintille.

Nelle foto (di Pino Sfregola) due tipiche carsiche ancora esistenti
Gli incendi dei tetti erano però piuttosto frequenti e a volte si diffondevano velocemente come accadde nel villaggio di Contovello che nell’ultimo decennio del Settecento fu quasi distrutto dalle fiamme.

Da allora tutte le coperture di paglia furono sostituite e rimasero solo quelle usate come stalle e fienili.

Successivamente alle abitazioni vennero aggiunti dei piani rialzati destinati a granai e stanze da letto mentre i piano terra rimanevano adibiti a cucine e dispense divise da un tramezzo.

Nelle foto gli interni di un’antica casa di Sales 

Le stalle, le cantine con gli attrezzi di lavoro e i vani per i carri si trovavano nei cortili interni dove non mancavano mai le cisterne o i pozzi di pietra per la raccolta dell’acqua piovana a cui solitamente si affiancava un albero che assicurasse l’ombra nei mesi estivi.

Quando i tetti vennero costruiti in pietra o in laterizi, alle cucine fu aggiunto un camino che addossato a uno dei muri scaldava le stanze da letto.
Le case carsiche ebbero le ultime trasformazioni con l’ingrandimento dei tetti e l’aggiunta di ballatoi in legno, poggianti sulle travi di sostegno al piano rialzato o su grandi mensole di pietra, dove veniva essiccato il grano.
Nei cortili interni alle case si accedeva attraverso un alto portale di pietra bianca con un’arcata o un architrave che permettesse il passaggio dei carri.
Spesso venivano scolpite delle decorazioni con ruote raggiate, fiori a 4 petali, cuoricini e a volte i nomi dei proprietari.
Nella seconda metà dell’ottocento si usava rappresentare delle croci con le iniziali JHS per Gesù o AM per la Madonna come simboli di fede cristiana.

Parte delle case carsiche del 700-800 sono state distrutte ma molte sono state ristrutturate e convertite in confortevoli e romantiche abitazioni.

Nella foto la Casa Carsica di Rupingrande (turismofvg.it) e una piazzola di Prosecco (Pino Sgregola)

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