Il bosco carsico e la boscaglia illirica

Il professor Livio Poldini, biologo presso il Dipartimento di Scienze della Vita presso l’Università di Trieste, sostiene che il nome più consono del bosco carsico sarebbe quello di boscaglia illirica, sia per la diversità delle specie arboree che vi convivono sia per la loro collocazione a macchia.
Come si è scritto nei precedenti articoli, in tempi più lontani i boschi carsici erano ricoperti da querce inframmezzati ai lecci nelle zone più calde e da cerri e roveri negli ambienti più umidi e freschi.
Se i tagli dell’uomo e i pascoli distrussero gran parte dei boschi, la specie più resistente e vitale fu la roverella (Quercus pubescens) che per la sua capacità di resistere alle aridità dei terreni e di adattarsi ai climi più freddi riuscì sempre a sopravvivere e a riprodursi.

Nelle foto (Wikipedia) la classica roverella dalla chioma ampia e irregolare e nell’aspetto invernale quando, a differenza di altre specie di querce, mantiene sui rami le foglie secche attaccate ai rami.

L’aspetto più nobile del bosco carsico è rappresentato dal rovere, tipica specie arborea dei climi continentali che predilige i terreni subacidi e umidi.
In gran parte distrutto per le necessità della popolazione, si è recentemente diffuso sulle zone marnoso-arenacee di Basovizza, di San Dorligo, della Val Rosandra e di Valle delle Noghere.

Dante Cannarella spiega che ogni specie vegetale cresce e si sviluppa su determinati terreni che a seconda del loro contenuto minerale possono essere acidi, neutri o basici; la boscaglia carsica con la carpinella, il frassino e la roverella predilige quelli basici con buoni drenaggi, il rovere, la quercia e il cerro necessitano invece di terreni profondi e capaci di trattenere molta acqua.

Nella foto (Wikipedia) le foglie e le delicate infiorescenze della carpinella (carpino nero)
Le tipiche boscaglie illiriche possono essere osservate sui monti Lanaro, Coste e San Leonardo dove si estendono tra zone di landa e tratti di pinete da rimboschimento; sui declivi sopra i 450-500 crescono invece roveri, cerri e carpini betulla.

Nella foto (Regione FVG) una panoramica autunnale dei boschi carsici dal Monte Lanaro
Nella foto (Enciclopedia monografica del FVG) un bosco di cerri sul monte Lanaro

I querceti dell’antico bosco carsico rappresentano oggi solo il 2% della vegetazione ma con favorevoli condizioni ambientali e del sottosuolo potrebbero progressivamente espandersi riducendo la boscaglia illirica alla quale si deve comunque il merito di aver rinverdito le terre brulle che si estendevano in quasi tutto il Carso nei secoli scorsi.

Nella foto (Regione FVG) un magnifico castagno secolare a Draga Sant’Elia

Notizie tratte da: Dante Cannarella, Il Carso della Provincia di Trieste, Ed. Svevo, Trieste, 1998 – Regione Friuli-Venezia-Giulia, L’imboschimento del Carso, Zenit, Trieste, 1992 – Wikipedia 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *