Il lago di Doberdò

Nella zona del Carso monfalconese si estende la Riserva naturale dei laghi di Doberdò, Pietrarossa e i minori Mucile e Sablici, le cui origini furono dovute alle fratture di masse rocciose in seguito ai sommovimenti della crosta terrestre.

Nella foto (scoprifvg) il lago durante la massima piena 

Il lago di Doberdò ha un’area di circa 0,37 kmq. , quindi pari a 370.000 mq. e un “diametro virtuale” di 680 m. , ma il livello delle sue acque è estremamente variabile per le diverse portate dei fiumi Vipacco ed Isonzo che lo alimentano attraverso canali sotterranei e delle sorgenti ipogee sgorganti dalle falde presenti nella parte occidentale dell’avvallamento.
Nei periodi di piena, dovuti anche dall’apporto delle piogge primaverili e autunnali raggiunge una profondità che oscilla tra gli 8 metri e mezzo e i 12.
Le acque defluiscono poi negli inghiottitoi presenti nella conca della zona orientale alimentando il laghetto di Sablici che a sua volta si scarica nel lago di Pietrarossa, esteso in un terreno alluvionale di forma allungata.

Nella foto il laghetto di Pietrarossa

Il lago di Doberdò si trova però in stato di sofferenza, forse già iniziato nel corso delle bonifiche attuate negli anni Venti per impedire lo sviluppo di infezioni malariche. Attualmente sembra avviarsi sempre di più a un impaludamento in gran parte causato da una veloce crescita delle sue stesse vegetazioni e dal conseguente deposito di sostanze organiche.
Un’incisiva concausa è dovuta alla presenza delle canne palustri e soprattutto dai giunchi di palude (Schoenoplectus lacustris) che crescendo in zone fangose e difficilmente praticabili rendono problematici i tagli (nota 1) favorendo lo sviluppo in sommersione e l’avanzamento verso il centro del lago dove l’acqua ha un maggiore livello.

Credit: Photo by Franco Giordana

Nei periodi di magra che si manifestano in estate e a volte anche d’inverno, i fiumi si riducono a una sorta di canali e il lago di Doberdò si trasforma in poco più di una pozza con un diametro che non supera i 40 metri.

(juzaphoto)
Nelle estati particolarmente secche può accadere che i canali e le pozze si prosciughino quasi del tutto pur rimanendo l’acqua nelle zone vicine agli inghiottitoi e alle polle di risorgiva. (nota 2)

(foto Parks.it) 

Nei pressi dell’abitato di Doberdò del Lago, dove un tempo era attiva una cava per l’estrazione del calcare, sono stati ristrutturati dei vecchi edifici dai quali è stato ricavato un centro visite con un museo storico-naturalistico, una sala conferenze, una foresteria e un punto di ristoro.
In tempi recenti i ricercatori dell’Università di Trieste, Livio Poldini esperto in attività naturalistiche e ambientali e il professor Alfredo Altobelli del Dipartimento della Scienza e della Vita con alcune associazioni ambientaliste come “Ambiente 2000”, WWF e Legambiente, stanno cercando di coinvolgere gli enti pubblici a trovare delle soluzioni a salvaguardia del lago e di tutta questa particolare zona del Carso.

Note:

1. In tempi passati i fusti di questa pianta venivano utilizzati per ricavarne corde e stuoie.

2. In un articolo de “Il Piccolo” il professor Alfredo Altobelli sostiene che: “Il problema del lago di Doberdò è che si svuota troppo rapidamente. La causa sono alcune opere realizzate anni addietro a valle del specchio d’acqua, precisamente a Pietrarossa, dove è stato accelerato il deflusso delle acque che conseguentemente essendo i due laghi collegati per via sotterranea, influisce su quello di Doberdò”.

Notizie tratte da: Enciclopedia Monografica del Friuli Venezia Giulia, Udine, 1971 – Dante Cannarella, Guida del Carso triestino, Ed. Svevo, Trieste, 1975 – Articolo su “Il Piccolo” del 31/8/2016

4 pensieri su “Il lago di Doberdò

  1. alessandro

    I calcoli sono sbagliati…. come può avere un diametro minimo di 40 metri ed un’area media di 300mq…
    Un diametro di 40 metri equivale ad una superfice di ca. 1250m (questo il suo minimo) quindi il massimo sarà molto di più… infatti è evidemte dalle foto….. Correggete i dati !

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    1. Gabriella Autore articolo

      Molte grazie per il suo appunto, provvedo subito alla correzione. Ho raccolto le notizie, pochissime tra l’altro, qua e là e sono andata in confusione!
      Cordiali saluti
      Gabriella Amstici

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  2. Franco Scichilone

    Fino ad una trentina di anni fa il Lago di Doberdò era un polo di attrazione turistica. Sulle sue rive vi era una trattoria ove nei giorni festivi ci si andava a consumare i pasti. Ricordo ancora il sapore delle salsicce con la polenta. Vi erano aree di noleggio barche e si poteva percorrere la superficie del lago con le barche a remi. L’incuria e la trascuratezza l’hanno ridotto ciò che è attualmente, una pozzanghera paludosa. E’ l’unico lago che abbiamo in zona di origine carsica. D’accordo , vengono effettuati degli studi e dei rilevamenti ma sinora nulla di veramente concreto. Proposte? Tante, a partire dal suggerimento di fotocopiare ciò che hanno fatto in altre regioni per rendere i loro laghi appetibili dal punto di vista dell’afflusso turistico a mezzo di centri di svago,attrezzature alberghiere e sportive. Mi riferisco in particolare al Lago di Lavarone in Trentino. Anche questo lago è di origine carsica e si è formato all’interno di una dolina ma l’iniziativa imprenditoriale dei soggetti locali l’hanno fatto diventare un vero e proprio gioiello con tanto di spiaggetta per la balneazione estiva. Non parliamo poi dei laghi alpini presenti in Germania, in Austria ed in Slovenia. Loro sono maestri nell’organizzare e nel fare . Io credo che per questo lago di Doberdò si potrebbe fare molto. Vi sarebbero indubbiamente delle spese ma queste spoese sarebbero sicuramente ammortizzabili in breve ed anzi andrebbero a costituire una buona fonte di guadagno in futuro e a vantaggio delle amministrazioni e delle attività commerciali locali. Vi è il problema degli inghiottitoi che disperdono le acque nel sottosuolo ma tutti i problemi si superano e questi inghiottitoi potrebbero benissimo venire ostruiti con dei massi e con terreno argilloso sul fondo per contenere la dispersione delle acque. Poi si potrebbe creare un immissario con la costruzione di una condotta in cemento della lunghezza di soli 4 chilometri e mezzo, la distanza che separa il lago da Sagrado. L’acqua in eccesso dell’Isonzo potrebbe dunque essere convogliata nel lago di Doberdò al fine di riempirlo completamente e regolarne il livello in eccesso con scorrimento nel lago di PIetrarossa. A causa delle eccessive precipitazioni spesso capita che a Sagrado vi sia un reale pericolo di inondazione del centro abitato e dunque un sistema di assorbimento e deviazione di masse d’acqua dall’Isonzo credo potrà rivelarsi una carta vincente per la soluzione di più problemi. Naturalmente il fondo ora asciutto andrebbe preventivamente ripulito dagli alberi e dalla vegetazione dannosa, poi si dovrebbe portare della sabbia per formare un paio di spuaggette sulle rive, ghiaia , ciottoli e staccionate in legno per rendere più agevoli i tratti panoramici e le stradine percorribili dai turisti attorno al lago. Quindi posti di noleggio di barchette a remi e battelli a trazione elettrica, infine servizi di ristorazione e pernottamento,nonchè negozi di souvenir e quant’altro. Infine, fauna ittica con pesci di lago di piccole dimensioni Carpe,trote,ecc..) E’ così che io ma tantissimi altri residenti dei luoghi vicini ma anche più lontani vorremmo vedere trasformato il Lago di Doberdò.

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