Le origini

Nell’Era Primaria, milioni di anni fa esisteva la Pangea (dal greco pán, tutto, e géa, terra), un unico supercontinente circondato da un immenso oceano detto Panthalassa (dal greco pán, tutto, e thálassa, mare).
La sua lenta frammentazione diede origine a due enormi continenti: la Laurasia a Nord e il Gondwana a Sud separati da un oceano tiepido e poco profondo chiamato Tetide.
Questi due grossi blocchi si sarebbero poi successivamente divisi e allontanati uno dall’altro originando altri continenti e grandi isole.
In quella lontanissima era geologica si formò la parte meridionale del nostro Mar Mediterraneo mentre in quella settentrionale nacque un vasto mare interno chiamato Paratethis o Mare Sarmatico (nota 1).

Nelle profondità marine la continua sedimentazione dei residui organici e vegetali formò dei substrati difformi le cui evoluzioni plasmarono un insieme di scogliere intervallate da zone paludose e lagunari che consentirono lo sviluppo di sterminate foreste dove vivevano giganteschi rettili e si evolvevano i primi mammiferi.

L’erosione delle onde marine sulle rocce, sui gusci di molluschi ad essa abbarbicati e sugli accumuli di molteplici organismi animali e vegetali provocarono substrati di detriti costituendo strati calcarei che a loro volta vennero frantumati dai sommovimenti della crosta terrestre.

Durante le sedimentazioni organogene durate un milione di anni, nelle strisce più a margine della Tetide, dove le acque erano più tiepide e poco profonde, le scogliere e le zone paludose e lagunari vennero in parte sommerse lasciando riaffiorare le rocce costituite da calcari e dolomie (quindi di natura chimico-organica) che esposte agli agenti atmosferici formarono le prime stratificazione carsiche.
L’aspetto delle nostre terre è dunque il risultato delle lente e continue evoluzioni morfologiche e geologiche avvenute nel corso dei tempi con cicli di diverse nature che ne hanno variato le caratteristiche dando origine a più varietà di forme viventi testimoniate dai rinvenimenti fossili accumulati nelle stratificazioni dei sedimenti.

Accanto ai mutamenti dei mari continuarono a verificarsi variazioni geologiche anche nell’area alpina con innalzamenti e fratturazioni delle masse rocciose che formarono le catene montuose delle Alpi Carniche, Giulie e Dinariche (nota 2).

Successivamente alle emersioni dalle superficie marina, gli strati sedimentari formati da fossili e minerali si piegarono originando una sorta di gobba definita dai geologi “l’anticlinale”. (nota 3)

Con lo scorrere delle Ere le acque meteoriche e fluviali trasportarono materiali terrigeni originando le marne, rocce sedimentarie formate dalla cementificazione dei fanghi e le arenarie, derivanti da detriti sabbiosi-argillosi, il cui insieme è definito con il termine Flysch.

I corrugamenti creati dalle spinte orogenetiche provocarono la progressiva demolizione degli strati di arenaria e lo slittamento verso i declivi dell’anticlinale causando di conseguenza la lentissima corrosione delle rocce calcaree.

Quando i corsi d’acqua vennero inghiottiti dal sottosuolo (nota 4) continuarono le azioni degradative degli agenti atmosferici che modellarono variamente l’altopiano con i tipici fenomeni sia del carsismo epigeo (di superficie) con le formazioni dei campi solcati, delle vasche di corrosione, delle scannellature e degli alveoli, che del carsismo ipogeo (sotterraneo) di grotte e caverne con le straordinarie foggiature di stalattiti e stalagmiti create dai gocciolamenti infiltrativi delle acque ricche di minerali e carbonati di calcio.

Note:

1. Il mare Sarmantico si suddividerà nel complesso oggi formato dal Mar Caspio, Mar Nero e Mare di Aral;

2. Le Alpi Dinariche si estendono negli attuali Stati della Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Serbia, Montenegro, Kosovo e Albania;

3. L’ “anticlinale carsico” riferito al nostro tempo è compreso a Nord – Nord Est dalle valli del Vipacco, a Sud – Sud Est dal Timavo superiore e dalla Val Rosandra, a Sud Ovest dal golfo di Trieste e a Nord Ovest dalle pianure dell’Isonzo;

4. Alcune teorie ritennero che la gran parte dei corsi fluviali nell’altopiano fossero derivazioni dell’antichissimo Paleotimavo che prima degli inabissamenti sotterranei scorreva in superficie.

Fonti:
Dante Cannarella, Il Carso della Provincia di Trieste, Edizioni Svevo, Trieste, 1998;
Dante Cannarella, Guida del Carso Triestino, Edizioni Svevo, Trieste, 1975;
Consutazioni: Società Speleologica Italiana – Wikipedia
Foto: Wikipedia – Enciclopedia Treccani – Digilands

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