Percedol

Il laghetto di Percedol, ma sarebbe più esatto definirlo stagno, è tra i più antichi bacini carsici che si raggiunge dalla strada provinciale Opicina – Monrupino, a 330-340 metri s.l.m., dove sulla destra si apre un agile sentiero a tornanti che tra querce e carpini neri in un clima progressivamente più umido e freddo, scende per 70 metri verso il fondo della grande dolina.

Laggiù si ha la sensazione di trovarsi in un Carso segreto e pieno di magie, dove non ci si meraviglierebbe di scorgere qualche folletto che corre furtivamente nel bosco.
La dolina è ricoperta da cerri e carpini di alto fusto ma non mancano le specie di rimboschimento come salici e abeti che crescono rigogliosi in un habitat ideale e al riparo dei venti.

Lo stagno è piccolo e rotondo, con un diametro che non supera i 30 metri e una profondità massima di 3 ma la proliferazione e i sedimenti delle piante acquatiche stanno causando un crescente impaludamento con la riduzione della superficie.

Si presume infatti che con lo scorrere del tempo il laghetto avesse subito anche un notevole interramento come dimostrerebbe la formazione di pozze periferiche durante i periodi delle piogge.

In merito alla sua origine il geologo professor Carlo D’Ambrosi (1898-1992) ritenne che i detriti alluvionali di marne e delle arenarie trascinati da un sistema idrico ipogeo, avessero occluso le vie di circolazione delle acque formando un substrato permeabile sopra a quello idrofugo impedendone l’assorbimento. Il successivo accumulo con la compattazione di terra rossa trasformatasi in pseudoargilla avrebbe consentito la raccolta sia delle acque meteoriche che quelle di scorrimento dai pendii generando il laghetto sul fondo della dolina.
Alcuni studiosi sostennero che fosse stato alimentato da un corso d’acqua sotterraneo proveniente dal monte Orsario (nei pressi di Monrupino), altri ancora ritenevano che l’impermeabilità del suolo fosse semplicemente dovuta all’accumulo di terra e detriti ma se così fosse in tutte le doline dovrebbe trovarsi un laghetto, invece così non è.
Si è invece considerato che il punto idrovoro che ha alimentato il fondo della collina si fosse occluso e che una scarsa fessurazione della roccia circostante non fosse più riuscita ad assorbire le acque di superficie.

Ma a prescindere dalla sua formazione, il laghetto di Percedol risulta davvero fortemente ristretto a causa dell’apertura di un sifone che provoca il deflusso delle sorgenti acquifere.


Non essendo possibile otturare del tutto l’inghiottitoio impedendo di conseguenza il ricambio idrico, è stato recentemente deciso di ricoprirlo con una rete zincata e strati di geotessuto e argilla.
Tutta l’area è comunque soggetta a tutela ambientale per le numerose rarità faunistiche come le libellule e le rarissime rane di Lessona, e quindi si spera che questo angolo del Carso continui a vivere offrendoci in tutti i mesi dell’anno le sue incantevoli scenografie.

Fonti: Dante Cannarella, Guida del Carso triestino, Ed: Svevo, Trieste, 1975 – percorsiprovinciats – articoli vari da “Il Piccolo” – Foto di Mario Amstici  

Un pensiero su “Percedol

  1. Pingback: MISTERI E MERAVIGLIE IN CARSO | GITE A NORD-EST

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *