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L’abisso di Trebiciano

Nell’estate del 1834 a Trieste iniziò un’estenuante siccità che si protrasse fino all’autunno dell’anno successivo rendendo improrogabile un progetto di rifornimento idrico per la città e il Carso.
Le proposte avanzate da un noto perito milanese di costruire delle condutture dal fiume Reka-Timavo prima del suo inabissamento o di riattivare l’antico acquedotto romano con l’allestimento di nuove tubature non furono accettate per gli altissimi costi dell’attuazione.

Fu allora che l’ingegnere minerario Anton Friedrich Lindner (1) iniziò una perlustrazione del Carso avvalendosi delle indicazioni dei paesani che in determinate zone avvertivano dei forti sibili verosimilmente provocati dalla rimonta delle acque sotterranee.
Nell’aprile 1839 Lindner presentò al Governo del Litorale le mappe del presunto corso di un torrente sotterraneo con la proposta di intercettarlo con una serie di scavi per poi convogliarne le acque in una serie di gallerie ma gli amministratori pubblici pretesero che prima fosse attestata l’esistenza del misterioso fiume.

Durante gli improvvisi acquazzoni che si verificarono all’inizio di novembre del 1840 il fenomeno delle violentissime correnti d’aria sprigionate dalle fessure in una dolina fra Orlek e Trebiciano dimostrarono senza più dubbi la presenza di un imponente corso d’acqua nel sottosuolo.
Lindner, costretto a finanziare personalmente la lunga e spesso drammatica avventura nelle profondità carsiche, nel novembre di quell’anno assoldò dei minatori per allargare il pertugio e disostruire i varchi a colpi di mazza e di mine furono scoperti dei pozzi sempre più profondi fino ad arrivare sulla sommità di una caverna a 220 metri di profondità. Trovata una fessura che attraeva le fiamme delle torce e continuando a scavare fu raggiunta una strettoia da cui si percepiva che i frammenti delle rocce precipitavano molto più in basso.
Allargando il passaggio i minatori si calarono nel dodicesimo pozzo trovandosi all’ingresso di una grandiosa caverna dove si udiva il fragore delle acque.
Dopo 5 mesi di sfibrante lavoro, il 6 aprile 1841 fu così trovato il fiume che scorreva negli abissi delle terre carsiche.

Nella foto la tavola acquerellata di Giuseppe Sforzi presso l’Archivio di Stato che rappresenta l’avanzamento dei lavori nel febbraio 1841

Dopo la straordinaria scoperta l’ingegner Lindner rendendosi conto dei pesanti costi per sfruttare quelle acque ritenne di cercare un punto più vicino alla città e di minore profondità per predisporre una galleria più corta e contenere le spese.
Nove giorni dopo aver chiesto alle autorità governative un premio per il lavoro svolto e il rimborso di tutte le spese sostenute, Anton Friedrich Lindner, stremato dalle condizioni estreme della sua impresa, passerà a miglior vita a soli 40 anni e la vedova sarà costretta a una dura battaglia burocratica prima di ottenere un piccolo risarcimento.

Alla fine di settembre del 1941 il Comune di Trieste decise di continuare a proprie spese le esplorazioni delle acque sotterranee.

Iniziò così la lunga e spesso drammatica avventura nelle profondità delle terre carsiche.

 

(1) Nato il 22.7.1800 a Montagnana in provincia di Padova Lindner studiò al Politecnico di Vienna e in un’Accademia cecoslovacca; dopo incarichi lavorativi presso regioni minerarie dell’Impero austriaco si trasferì a Trieste iniziando gli studi sulla conformazione del Carso e sulla ricerca delle acque sotterranee per il rifornimento idrico del territorio. Morì a Trieste il 19 settembre 1941

Fonti tratte da: Mario Galli, La ricerca del Timavo sotterraneo, Museo Civico di Storia Naturale, Trieste, 2000 – boegan.it