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La grotta del monte Coste/Kosten e la sua leggenda


Il monte Coste, a nord di Sales, è ricoperto da una vegetazione fittissima e quasi impenetrabile per la mancanza di sentieri, ma un tempo era ricoperto da castagni di cui sopravvivono ancora degli esemplari a valle.

Chiamato originariamente Kosten da Kostanj (dal latino Castaneum ) fu abbandonato dagli uomini dopo un misterioso fatto lì accaduto e che diede origine alla sua leggenda.

In una grotta del versante orientale del monte viveva molto tempo fa un eremita che conosceva i poteri delle erbe e curava le malattie dando aiuto e conforto ai paesani.
In un caldo giorno d’estate una madre disperata prese in braccio il suo bambino colpito da una terribile febbre e salì di buon passo l’erto sentiero sperando che il vecchio anacoreta lo potesse guarire.
Giunta alla grotta pervasa da un gran silenzio, si fermò atterrita sulla soglia scorgendo il povero vecchio senza vita disteso su una panca di legno.
Sconvolta, adagiò il bambino sopra un mucchio di carte ingiallite e corse verso il paese per dare l’allarme. In molti risalirono il monte per salutare il benvoluto guaritore e grande fu la loro commozione quando si accorsero che il piccolo era prodigiosamente sfebbrato.
I vecchi del paese decisero allora di seppellire il vecchio eremita nella grotta dov’era vissuto e di cancellare ogni sentiero che giungesse fino lì.
Da allora tutto il monte Kosten fu ricoperto da fitti boschi e la caverna, protetta dalla vegetazione, venne chiamata la “grotta fantasma”.

Solo alla fine degli anni Cinquanta del Novecento gli speleologi del Club Touristi Triestini si misero alla sua ricerca sulle ripide falde a Nord-Est del monte Coste riuscendo a individuare un pertugio coperto da carpini e piccole querce.

Foto (Sergiovi da Club Alpinistico triestino) 

 

Asportando i detriti che lo occludevano e attraversando il breve cunicolo, giunsero in una grotta dalle pareti interamente concrezionate con piccole vaschette sul fondo e un alto camino sulla sommità.

Oltre un solco profondo 2 metri fu scoperto un pozzo cilindrico dalle pareti nerastre che portava alla sommità di un esteso e ripidissimo cono detritico ricco di terreno organico.
Dopo un primo salto si apriva una galleria che conduceva a una caverna pianeggiante con ai lati stalagmiti e piccole colonne.
Per una lieve corrente d’aria che usciva da uno sfiatatoio fu supposto che esistessero altri vani e nella successiva incursione del maggio del 1960 dopo un lungo lavoro gli speleologi sforzarono il passaggio e attraverso un arduo laminatoio lungo 4 metri raggiunsero una vasta caverna piena di sottili cannelli e di scintillanti colate.
Attraverso una strettoia e un angusto corridoio scoprirono una sala con crolli concrezionati e superando l’ultimo salto un ulteriore piccola caverna dal suolo acquitrinoso.

Sul monte Coste, lungo un sentiero che si snoda dal paese di Sales e sale tra fittissime boscaglie di pini e latifoglie esistono anche le tracce di un piccolo Castelliere databile alla fase finale dell’età del bronzo.

Foto archeocarta.fvg.it 

Insomma tra esplorazioni, scoperte e vecchie leggende le terre del Carso continuano a stupirci.

Fonti: Carlo Chersi, Itinerari del Carso triestino, Stabilimento tipografico nazionale, Trieste, 1962 archeocarta.fvg.it – catastogrotte.fvg.it – Club Alpinistico triestino – boegan.it – club-touristi-triestini.eu