Archivi tag: I castelli della Val Rosandra

VAL ROSANDRA e l’uomo (seconda parte)

Il declino dell’Impero romano ebbe pesanti ripercussioni sulle popolazioni carsiche che vennero impoverite e spesso depredate dagli esattori delle colonie.
Se l’antica Tergeste fu risparmiata dall’invasione degli Unni che nel 452 distrussero Aquileia, nel 568 subì invece quella dei Longobardi. Tre decenni dopo una tribù di indoeuropei, vassalli degli Avari e chiamati dagli storici del tempo Sclavi o Slavi, saccheggiarono tutta l’Istria insidiandosi sui nostri territori.
Una colonia militare instaurata dai Bizantini per presidiare i confini garantirà 150 anni di pace ma dopo l’anno 752 si verificheranno nuovi scontri con i Longobardi fino al loro annientamento avvenuto per mano dei Franchi.
Nel 788 anche i Bizantini saranno scacciati dall’Istria dove si insidierà un feudatario dei Franchi che dopo l’804 allontanerà anche gli Slavi costringendoli a rifugiarsi nelle alture.
Dopo le razzie degli Ungheri avvenute alla fine del Millennio le terre del Carso diverranno desolate. (1)

Durante questi lunghi secoli di lotte e devastazioni la Riserva della Val Rosandra fu abitata da pochi agricoltori dediti sia ai pascoli che ai tagli di legname e solamente nel tardo Medioevo diverrà un’importante via commerciale.
Dall’altopiano carsico si snodavano diverse strade le cui tracce sono state rinvenute sia dall’abitato di San Lorenzo verso Moccò che da Draga Sant’Elia verso Bottazzo dove s’incrociava con il sentiero proveniente da Beca e Ocisla per poi percorrere quello del fondovalle sopra l’interramento dell’antico Acquedotto romano.
In questi percorsi transitarono lunghe carovane di somieri, detti anche “mussolati” che scendevano dalla Carniola con abbondanti scorte di olio, sale e vino. (2)
I dominatori terrieri imponevano dei pesanti su tutte le merci e per sorvegliare queste terre di confine decisero che sulle posizioni più strategiche si dovessero costruire torri di avvistamento, fortezze e veri e propri castelli che ben presto divennero bersagli di sanguinose battaglie.
Per controllare la strada dei commerci sulla Valle, su uno sperone roccioso venne così costruito il Castro de Muchou, menzionato per la prima volta nel 1233 anche se le tracce sulla famiglia de Mucho farebbero supporre la sua esistenza fin dal 1166. (3)

Nella foto la falesia della Valle sulla cui sommità sorgeva il castello di MoccòNon si sa esattamente quale fosse la forma del castello ma fu dedotto che avesse una pianta rettangolare, un’alta torre di controllo e un doppio ingresso sul lato a valle, come risulta da un disegno del 1698 di Ireneo della Croce, ripreso con molta fantasia da Alberto Rieger nel 1863 e in tempi recenti da Luigi Foscan.

Una ricostruzione proposta da Luigi Foscan che riprende la famosa stampa di Rieger
Per la sua posizione strategica la Fortezza di Moccò fu al centro di aspre contese tra il comune di Trieste, il Vescovado, i Patriarchi di Aquileia e soprattutto con i Veneziani, così negli oltre 3 secoli della sua esistenza cadde sotto diversi possessi.
L’ultima e più feroce guerra con gli eserciti della Serenissima avvenne a nel 1508 e durò quasi 4 anni. Nel 1511 un tremendo terremoto indebolì ulteriormente le mura e le difese dell’antico castello e quando nell’ottobre dello stesso anno l’esercito capitanato dal Vescovo di Trieste Pietro Bonomo lo assediò, il presidio dei Veneti si arrese. Per evitare ulteriori spargimenti di sangue la fortezza fu infine distrutta.

Una parte delle mura con un arco è quanto rimane del castello di Moccò 
Nel secolo successivo con le pietre abbandonate sul luogo, venne costruito un grande e tozzo edificio a pianta rettangolare che fu chiamato Castello Nuovo.
Inizialmente adibito a scopi amministrativi, nel 1768 fu acquistato dai conti Petazzi e alla fine dell’Ottocento si trasformò in un albergo-trattoria.

Nella foto (dall’ archivio Furio Furlan) come appariva l’albergo nei primi anni del NovecentoDivenuto abitazione privata nel 1945 fu completamente distrutto da un incendio.

Il castello di Vinchimberg (o Vikumberg) fu costruito nel 1249 con una concessione vescovile sulla sommità di un colle a poco più di 2 chilometri in linea d’aria dal castello di Moccò. Sovrastato da una torre e circondato da un ampio fossato fu di fatto gestito dai conti di Gorizia con la clausola di neutralità nei confronti del Comune di Trieste e del Vescovo.
Con il pretesto di violazioni dei patti iniziali, ma in realtà per impedire il controllo dei conti di Gorizia e i loro alleati, nel 1361 il castello fu assediato e distrutto.

La posizione dei Castelli di Moccò e di Vinchimberg in una foto tratta dall’articolo “Il distretto comunale di Trieste nel Trecento” di Fulvio Colombo
Dopo le incursioni dei Turchi iniziate dal 1469, gli abitanti del piccolo borgo carsico di Draga decisero di costruire e gestire una fortificazione per proteggere sé stessi, gli animali e i loro prodotti
La Draški tabor che sorse sullo sperone roccioso sopra l’abitato di Bottazzo e dominante la Val Rosandra, disponeva di piccoli ricoveri interni ed era protetta da un alto muro provvisto di feritoie, una bocca di fuoco e un piccolo fossato esterno.
Nonostante la sua natura di tabor, ovvero una struttura-deposito, il Forte fu interessato anche da qualche avvenimento militare. Per proteggerlo dai saccheggi e dalle mire del capitano Nicolò Rauber, la popolazione consegnò le chiavi alle milizie imperiali e quindi al Vescovo Pietro Bonomo che ritenne di riaffidarle ai legittimi proprietari.
Il tabor non venne mai effettivamente distrutto, ma semplicemente abbandonato in quanto non serviva più come difesa.

Nella foto i ruderi del Tabor di Draga I ruderi rimasti del Tabor  
Ma se i castelli vissero assedi e battaglie, molte altre testimonianze della Valle sono legate alla preziosa presenza dell’acqua che, come riferiremo nella terza parte, permetterà delle fonti di lavoro e di guadagno ripopolando queste tormentate terre di confine.

Note
1. Gli ungheri saranno sconfitti nel 955 dall’imperatore Ottone I di Sassonia;
2. Dalle zone più interne veniva portato anche il grano e prodotti ferrosi; 
3. La denominazione Mocho apparirà dopo il 1350.

Notizie e consultazioni tratte da:
D. Cannarella, Il Carso della Provincia di Trieste, Ed. Svevo, Trieste, 1998;
“L’uomo e le sue attività in Val Rosandra” articolo di Vojko Kocjančič;
D. Cannarella, Guida del Carso triestino, Preistoria, Storia, Natura, Ed. Svevo, Trieste, 1975
“Il distretto comunale di Trieste nel Trecento” articolo di Fulvio Colombo
Enrico Halupca, Le meraviglie del Carso, Ed. Lint, Trieste, 2004