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Il Monte Lanaro e i suoi misteri

Il Monte Lanaro dal 1996 fa parte di una Riserva Naturale costituita da un insieme di cime minori ricoperte da una fitta boscaglia alternata a rigogliosi boschi di rovere e cerro dove si susseguono prati, doline, avvallamenti, e angoli segreti che nascondono delle antiche e misteriose storie. 

La vetta più alta si eleva a 300 metri sul vallone retrostante raggiungendo un altezza di 544 metri; di poco inferiore è il Piccolo Lanaro, conosciuto con il nome di Nivize (o Njivize che significa “piccolo campo”) sulla cui cima sono state rilevate le tracce di un importante Castelliere un tempo menzionato come Aidovskigrad, cioè “Castello dei pagani” struttura eretta quindi in epoca protostorica e considerato il più antico di tutto il Carso. (1)
Gli scavi effettuati dalla Soprintendenza nel 1970 hanno portato alla luce numerosi manufatti per cui fu ritenuto che l’esistenza del castelliere risalisse all’ultima età del bronzo o alla prima del ferro. (2)
Una delle particolarità di questo castelliere consiste nella presenza di due distinte cinte murarie (3): la prima di forma rotonda in cima alla vetta e una seconda confinaria e degradante sul declivio del colle, di forma irregolare e più estesa.

Nel disegno di Giusto Almerigogna la pianta del Castelliere con le zone degli scavi (segnate in nero)
Lo storico-archeologo Alberto Puschi nel 1892 scoprì all’interno del primo perimetro un pozzo naturale profondo 8 metri ma solo dopo il 1940 fu rimosso il blocco di pietra che lo occludeva permettendo l’esplorazione da parte della Commissione Grotte.

L’ingresso del pozzo (foto di Furio Premarian in catastogrottefvg) 
Apparve così una spaziosa caverna di cumuli detritici sui quali furono rinvenuti i resti scheletrici di una trentina di esseri umani, ossa di animali e frammenti di ceramiche.
Tale scoperta sollevò le perplessità degli archeologi in quanto nella lunga età dei castellieri i corpi venivano cremati e sepolti negli ossuari con accanto le armi o i monili appartenuti nella vita dei defunti.
Poiché ulteriori scavi effettuati nella cavernetta alla base del Piccolo Monte Lanaro rilevarono un ulteriore pozzo profondo 19 metri e sul cui fondo erano depositati altri resti umani, fu supposto che potessero appartenere a vittime di riti sacrificali o di epidemie di peste e in conseguenza dedotto che il castelliere sarebbe potuto essere datato all’età iniziale del Bronzo.
Le ipotesi sono ancora al vaglio di studi che però richiederebbero delle approfondite analisi autoptiche. Così in questo castelliere, ma anche in altri del Carso, si è potuto solamente accertare che per motivi ignoti fossero esistite delle forme collettive di sepoltura.

La leggenda di Ajdovskigrad 

Com’è noto ai tempi del Medioevo la storia veniva perpetuata dai racconti dei valligiani e via via infarcite di particolari sino a diventare delle leggende riprese poi dalle fantasiose penne di letterati storici. Non potrebbero quindi mancare quelle delle selvagge alture del Carso specialmente se dotate di oscuri pozzi e misteriose grotte, come appunto quelle dei Campi di Nivize che vennero riportate negli anni Settanta da Dario Marini, socio dell’Alpina delle Giulie.

Fu dunque tramandato che molto tempo fa sulla cima del Monte Lanaro fosse esistito un castello, chiamato come si è scritto Ajdovskigrad, abitato da una masnada di filibustieri intenti a depredare viaggiatori e pellegrini nelle contrade a valle.
Dopo cotante nefandezze le autorità governative presero d’assalto il maniero uccidendo tutti i briganti che lo avevano occupato. Da allora iniziò la ricerca dei tesori lì accumulati e poiché si favoleggiava fossero d’inestimabile valore, l’intera fortezza venne rasa al suolo, ma nulla fu rinvenuto.
Quando tra le macerie qualcuno scoperse 2 profondi pozzi, i valligiani decisero allora  di riprendere le ricerche ma ben presto le abbandonarono quando corse voce che il posto fosse talmente infestato dagli spiriti che nemmeno i pastori o i taglialegna osavano avvicinarsi.
I campi di Nivice divennero sempre più inselvatichiti e tutti i sentieri verso la cima scomparvero tra impenetrabili rovi.

Alla fine dell’Ottocento un coraggioso parroco di Repentabor volle mettere fine all’oscura fama del colle e notti su notti risalì le pendici procedendo affannosamente tra gli spini e le fameliche larve stringendo una lanterna in una mano e una croce nell’altra fintanto che ormai esausto riuscì a liberare la zona intorno alle macerie del maniero infestate dalle inquietanti presenze.
Così ripresero alla grande gli scavi tra le terre di Ajdovskigrad ma i tesori accumulati dai briganti non furono mai trovati, ma a conferma che anche le leggende possiedono qualche verità storica, vennero scoperti antichi reperti che furono in parte gelosamente accumulati nelle abitazioni della valle ma soprattutto conservati dagli archeologi e dagli appassionati speleologi che si avventurarono nei misteriosi pozzi di Nivice.

Note:
1. La protostoria è la fase più antica di un processo storico e rappresenta un momento intermedio tra la preistoria e la storia vera e propria.
2. Gli scavi successivi hanno però portato alla luce alcuni reperti che potrebbero essere retrodatati e altri più recenti che testimonierebbero la presenza sul luogo di legioni romane, fatto che fu inizialmente escluso.
3. Tipologia riscontrata comunque anche in altri Castellieri del Carso.

Volendo aggiungere una piccola nota sentimentale mi piace riferire che in una dolina della Riserva Naturale del Lanaro hanno ripreso il loro ciclo vitale alcune specie che sembravano ormai scomparse dal Carso come lo splendido Giglio martagone e il bianco fiore dell’Asfodelo che cresceva tra le anime dell’omerico Ade.

Notizie tratte da:
Dante Cannarella, Guida del Carso triestino, Ed. Svevo, Trieste, 1975 e Il Carso della provincia di Trieste, Ed. Svevo, Trieste 1998 – catastogrotte.fvg.it – Le foto della Riserva del Monte Lanaro sono state riprese da Google Map