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Origine del nome “Carso”

Per lungo tempo si ritenne che il nome “Carso” derivasse da “Karna” , l’antichissima lingua celtica diffusa tra le popolazioni che tra il IV e III secolo a.C. si stabilirono nell’attuale Venezia Giulia, in Istria e nella Dalmazia (nota 1).
Con l’espansione indoeuropea e le frammentazioni etniche e linguistiche il termine identificativo divenne “Karst” per le genti germaniche e “Kras” per quelle slave, che se ne serviranno poi come radice per i nomi di catene montuose, di intere regioni e di singoli villaggi.

Il più antico documento scritto in cui appare il toponimo Carso (nota 2) risale al 1125, anno in cui risulta la donazione di un mulino da parte del Patriarca al Monastero di San Pietro in Carso, presso Buie.

Nel 1314 fu menzionato un mulino nella Ecclesia Sanct Joannis de Carsis (l’antica chiesa presso le risorgive del lago Timavus) e nel 1328 venne sottoscritto l’atto di vendita di due masi nella vila  Paschian de Carsis presso Castelnuovo.

Come risulta sui libri degli Statuti di Trieste già nel Trecento appare la citazione di vila Prosechi super Carsis riferibile proprio al territorio.
Il potere su di esse era esercitato allora dai vicari dei podestà Conti di Gorizia ma si verificavano frequenti conflitti con le signorie dei Walsee, duchi di Duino, per il patronato sulle chiese del Carso.

Due secoli dopo, verso la metà del Cinquecento, sugli Statuti e sui Libri dei Camerari per indicare le terre carsiche compaiono i nomi di “Vena” o “i Vena” anche se sarebbero più riferibili ai monti della Carniola.
Nella mappa stampata nel 1557 da Gian Andrea Valvassore, detto il Guadagnino, accanto alla scritta “Iapidia” come anticamente era chiamata l’Istria, appare per la prima volta il nome “Charso” riportato anche nelle carte veneziane del 1569 e 1571 mentre su quelle della Carniola è menzionato il nome “Karst”.

Nella foto la mappa del Guadagnino del 1557
Solo nel 1593 in una carta della regione Iulia di Duino e Gorizia si trova per la prima volta la scritta “Carso” riportata anche sulla mappa di Giovanni Antonio Magini del 1620 mentre in quella di Johan Blaeu del 1642 riappare ancora la scritta “Iapidia” con le zone della Carniola e della Liburnia.

Nella foto la mappa J. Blaeu del 1642
Alla fine del Seicento il toponimo “Carso” inteso come luogo geografico verrà usato in tutte le mappe del territorio italiano mentre la definizione di “Karst” rimarrà su quelle tedesche e di “Kras” su quelle slave.

Nella foto della Biblioteca Civica un opuscolo di Adolf Schmidl con le annotazioni di Pietro Kandler:

Quindi se per carsismo si potrebbero intendere le caratteristica geologiche di tutti i fenomeni calcarei, il toponimo “Carso” resta pur sempre il nome di un territorio geograficamente ben determinato e compreso tra le zone retrostanti di Trieste al lago di Circonio e tra il corso del Vipacco fino al mare.

La mappa (su Enciclopedia Treccani) con le diciture di Carso “Proprio”, “Carniolino”, “Liburnico” e “Istriano”:
Tra le suddivisioni del Carso triestino, sloveno e istriano non si può stabilire quale sia quello per così dire “classico”. Se in Slovenia si trovano i fenomeno più spettacolari del carsismo, come il menzionato lago di Circonio o le splendide Grotte di Postumia e San Canziano, nel Carso triestino esistono le maggiori concentrazioni di cavità naturali al mondo con la presenza della grandiosa Grotta Gigante e le misteriose risorgive del Timavo che vantano millenni di celebrità.

Note:
1. Da Enciclopedia Treccani
2. La parola toponimo deriva dal greco tòpos “luogo” e ònoma “nome”