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La muda di Clanez

Secoli fa il villaggio di Clanez Klanec, che si estende in una valle scavata dal torrente Rosandra (1), si trovava in una zona di grandi traffici tra Trieste, Venezia e la Carniola quindi il controllo delle sue terre era ambitissimo per la raccolta dei dazi.
L’incarico di sovraintendere la Muda di Clanez (2) era spesso affidato a nobili triestini che accettavano di trasferirsi in un posto così lontano e impervio in cambio di generose ricompense.

Foto tratta da istrapedia  
Sul ponte che si trovava all’ingresso del villaggio venne costruito un castelletto la cui esistenza fu documentata in un contratto di affitto concesso da Federico III d’Austria al Comune di Trieste, dopo il 1526 alla famiglia dei Clainz ClanazClanez, che diedero il nome al borgo, fino alla fine del 1600 a quella dei Lichstock de Lichtenstein (3) e in seguito al nobile Antonio de Giuliani (4) che ancora in pieno servizio lì vi morì nel 1734.

Foto istrapedia 

La sorveglianza della Muda doveva essere alquanto tracotante in quanto spesso i mercanti e i “mussolati” provenienti dalle regioni interne e diretti verso Venezia si lamentavano delle angherie subite dagli esattori e dai loro sbirri che oltre a pretendere cospicui dazi li deviavano a forza verso Trieste.
Oltre ai floridi affari che si svolgevano nella Muda, il posto attraeva anche patrizi e cacciatori triestini per l’abbondante selvaggina rinvenuta dalle battute intorno ai folti boschi attraversati da un ruscello, allora più ricco d’acqua. (5)

Anticamente questo piccolo borgo agreste fu chiamato anche San Pietro del Madrasso derivante sia dal nome dell’apostolo a cui fu dedicata la chiesa che da quello dell’insidiosissima vipera che si aggirava a quei tempi. (6)
Un’antica leggenda riportava che questo serpente si fosse bevuto tutta l’acqua del paese e che i paesani avessero invocato San Pietro per annientare quel perfido serpente di palude. Non è dato sapere come la storia finì comunque sul portale d’ingresso della chiesa si trova ancora un bassorilievo con l’immagine dell’apostolo con la sua simbolica chiave e con l’incisione dell’anno 1670. (7)

Sotto il vecchio pavimento della navata della S. Peter Church si trovano ancora le pietre tombali degli storici esattori imperiali della Muda di Clanez, mentre i poveri vallegiani per discutere sulle questioni della borgata si radunavano vicino la chiesa sedendosi sulla doppia fila di gradini in pietra intorno al tiglio.
Ricordi di un passato ormai dimenticato ma quell’albero centenario dal tronco gigantesco accanto alla chiesetta di San Pietro continua a vivere e a essere immortalato dalle foto degli avventori.

Note:
1. Le sorgenti si trovano a 412 metri di altitudine
2. La Muda era un nome di derivazione veneziana con cui veniva indicata la dogana e la riscossione dei dazi
3. Famiglia imparentata con quella nobilissima e potente famiglia dei Bonomo
4. Prima di essere nominato esattore imperiale il de Giuliani ricoprì la carica di “Ammiraglio del Porto” a Trieste
5. Fu riportata la notizia che in una di quelle battute di caccia un cacciatore triestino di nome Antonio Tomaso Civrani vi trovò la morte
6. Dovrebbe trattarsi dell’allora più diffuso Marasso (Vipera berus) non propriamente mortale ma dal morso assai doloroso
7. Fu comunque assodato che l’edificio fosse stato costruito in tempi precedenti

Notizie tratte da:
Pietro Covre, Cronache di patrizi triestini, Tip. Modena, Trieste, 1975 – Dario Alberi “Istria” storia, arte, cultura, Lint Editoriale, trieste, 2006