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Montona e le sue leggende

Montona – Motovun (in croato) che si erge su una collina dell’Istria settentrionale e a sinistra del fiume Quieto, fu sede di un antichissimo castelliere illirico-celtico e in seguito di un castro romano.
Tra l’XI e il XIII secolo appartenne al Patriarcato di Aquileia per poi cadere sino al 1797 sotto il dominio della Repubblica di Venezia.
Dopo i passaggi tra l’Impero austriaco, napoleonico e il Regno italico, Montona fu ancora dominata dagli Austro-ungarici per ritornare all’Italia dal 1918 al 1947, quindi alla Jugoslavia e dal 1991 alla Croazia.

All’interno delle mura che circondano la cittadina si susseguono costruzioni romaniche e gotiche dominate dalla Torre campanaria risalente al XIII secolo da cui si gode di una straordinaria vista sulla vallata e le distese di fitti boschi e uliveti.

Foto dreamstime

Nella foto (Wikimedia) l’antichissima Torre
I più importanti edifici risalgono al periodo rinascimentale come il Palazzo Comunale e la magnifica chiesa di Santo Stefano la cui progettazione fu attribuita al celebre architetto veneto Andrea Palladio (1508-1580) anche se l’attuale aspetto fu dovuto a delle modifiche apportate alla fine del XVIII secolo. (1)

Il Comune prima dei recenti restauri (Foto istra culture)
Sotto i boschi lungo la vallata del Quieto tra l’ estate e l’inizio dell’autunno e con l’aiuto di cani addestrati, vengono raccolti i tartufi neri mentre i pregiatissimi bianchi saranno trovati tra il tardo autunno e l’inverno per essere poi offerti nelle caratteristiche taverne dette konobe e nei numerosi agriturismi accompagnati ai vini Malvasia e Terrano.
In estate tra le competizioni aerostatiche e il Film Festival il centro di Montona si riempie di vita e di turisti che oltre alle delizie gastronomiche possono usufruire anche dei sentieri ciclabili che si snodano tra i boschi sottostanti.

Foto istra.culture

Di queste verdi terre attraversate dal fiume Quieto, un tempo chiamate “Valli dei Giganti”, furono tramandate le leggende degli Zidòvi, nome forse derivato dai Djidovi o Dzidovi che in tempi antichissimi popolarono alcune regioni dinariche.
Con la loro forza smisurata gli Zidòvi trasportavano sulle spalle enormi blocchi di pietra per costruire le fortezze e le torri sulla cima di tutte le colline.

Foto croazia.ch
Fu narrato che nelle selve sotto Montona fosse vissuto il Grande Beppo (Veli Jože) sempre occupato ad arare i campi per riempire i granai dei signorotti feudali e a curare le vigne per fornire le riserve di vino nelle loro cantine. Per prepararsi i suoi mastelloni di cibo usava la “pegola” estratta dalle viscere della terra per accendere i fuochi alimentandoli con le cortecce spellate da intere querce.
Jože era un gigante buono ma nessuno doveva permettersi di sollevare la sua collera perché altrimenti scavalcava le mura del borgo e scuoteva paurosamente il campanile della chiesa.

Ma gli Zigòvi previdero la loro fine: “ La nostra stirpe si estinguerà e verranno gli uomini” dicevano, e un giorno gli uomini arrivarono.
“Uccidiamoli” propose qualcuno ma altri invece dissero: “No, essi sono simili a noi, anche se sembrano vermi della terra, formiche. E sulla terra per avere pane suderanno come noi”.
Così tra le fertili valli del Quieto iniziarono altre lunghissime storie.

Nota 1. La preesistente chiesa presumibilmente romanica venne a sua volta costruita sulla base di un’antica basilica.

Fonti tratte da: Enciclopedia monografica del Friuli-Venezia Giulia, la storia e la cultura, Arti grafiche Udine, 1980 – Wikipedia – croazia info – istra.hr