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Verso San Lorenzo – Jezero

Sulla Statale oltre Basovizza si aprono due strade in direzione della Val Rosandra, la prima è la più corta e la più frequentata per le sue particolarità ma la seconda attraversa dei boschi di latifoglie di grande fascino.
A destra, dopo una decina di metri, si diramano dei sentieri immersi nelle distese verdeggianti tra i cui silenzi si odono i fruscii delle foglie smosse da leggere folate di vento, i canti d’amore degli uccelli, l’odore di humus che sale dalla terra e dalle radici sradicate di vecchi tronchi.
Nel fitto sottobosco altri giovani alberi crescono nell’infinito ciclo della natura accogliendo altre specie nelle vegetazioni nascoste delle doline.
Tra le fronde delle betulle e i cespugli di biancospino, nell’aria improvvisamente più fredda e umida appaiono all’improvviso le oscure fauci della grotta Bac spalancate sulle profondità della terra.
Sviluppata per 130 metri questa caverna fu rilevata nel 1884 ma in una parete della prima sala fu incisa una croce e la data del 1847 che risalendo a 37 anni prima è rimasta un mistero.
Foto gssg.it Nella prima sala dell’ingresso  sono visibili i crateri causati dalle  esplosioni di munizioni raccolte nella zona e fatte brillare dai rastrellatori dopo la seconda guerra. Da scavi archeologici in tempi più recenti sono stati rinvenuti dei recipienti presumibilmente usati per la raccolta degli stillicidi d’acqua e databili all’epoca medievale.

Dopo una deviazione sulla Strada Provinciale si apre un grande piazzale dove si trova la chiesetta di San Lorenzo, risalente alla metà del Quattrocento e sottoposta a successivi restauri che hanno mantenuto l’antico aspetto anche se purtroppo il crollo del tetto avvenuto negli anni Settanta provocò la distruzione dell’altare ligneo del 1660.

La prima menzione scritta del piccolo villaggio di San Lorenzo appare in un documento del 1428 come una proprietà di “sessanta pertiche di terreno comunale” nella contrada di Iessera. Nel 1461 fu menzionata “la fiera de Iesera el dì de San Lorenzo” come testimonianza dei festeggiamenti del 10 agosto intorno alla chiesetta del Santo.
Successivamente il nome si trasformò poi nello sloveno Jezero ma anche se non fu rinvenuta traccia di un vero e proprio lago poi scomparso, si ritenne che la copertura di Flysch con l’alternanza di livelli marnosi ed arenaci avesse potuto formare una serie di stagni a raccolta dell’acqua piovana.

Nella foto d’epoca postata da Mauro Antonini sul gruppo pubblico FB “Misteri & Meraviglie del Carso” si nota un piccolo stagno del paese.
Foto di Silvio Polli
Un’altra ipotesi presupporrebbe l’esistenza in tempi antichissimi di uno stagno nella depressione a monte di San Lorenzo ma certo è che la presenza di pozzi e abbeveratoi supplissero una notevole carenza d’acqua in tutto il borgo; del resto San Lorenzo è stato sempre un borgo di transito verso la Valle e la zona delle saline.

Nella foto di Ignazio Urso su M&M una vasca da tempo dismessa
Il vecchio Pozzo

Durante la bella stagione tutta la lunga Strada dei Carsi che collega l’altopiano al mare è frequentatissima e molto amata sia per i locali di ristoro che i prodotti locali offerti da alcune Osmize ma soprattutto per una speciale leggerezza dell’aria che si respira in questo piccolo angolo di Paradiso.

Sotto il posteggio – belvedere affacciato sul cañon della Val Rosandra, a poca distanza dalla strada, si trova la mitica vedetta bianca da cui lo sguardo spazia dalle alture di Beka all’altopiano dello Stena, dalle sassaie del monte Carso alle periferie di Trieste, dalle case di Hervati al mare e alle verdi colline dell’Istria.
Dal vicino pianoro sopra le pareti rocciose le continue correnti d’aria provenienti dal vallone diffondono un intenso profumo di timo che cresce tra le rocce e i cespugli di biancospino. La mancanza di alberi, l’aridità della terra esposta dai venti di bora e la piena esposizione al sole hanno propagato una particolarissima specie di Stipa, nota anche con il nome di Lino delle Fate, la cui natura non è ancora del tutto chiara in quanto esistono molto sottospecie simili tra loro ma originate da substrati del tutto diversi.
Se all’inizio della primavera appare come un’erba selvatica, con i primi tepori muta le sue semplici spighe verdi in altrettanti pennacchi biondi e gonfi che nel periodo di fioritura, tra maggio e giugno, muteranno in sottilissimi filamenti piumati.

Il nome generico è assonante con il greco “stypé” – massa di fibre soffici, ma in una scheda del Dipartimento di Scienze della Vita presso l’Università di Trieste risulta che nelle vicinanze della Strada per San Lorenzo sia presente la Stipa eriocaulis.

E’ bellissimo osservare questa distesa argentea che ondeggia al vento e che nelle calure estive si arriccia in mille bizzarre volute da cui saranno rilasciati i loro piccoli semi continuando a tappezzare questo grande, magnifico pianoro carsico.

Notizie tratte da: Dante Cannarella, Da Cattinara a Basovizza, Ed. Svevo, Trieste, 1993 – Il Carso della Provincia di Trieste, Ed. Svevo, Trieste, 1998
Dryades.units.it/FVG – Foto Gabriella Amstici