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Le grotte di San Canziano

La natura, eccelso architetto dell’Universo, ha assegnato a questo lembo di Slovenia, denominato Carso, degli scorci epigei e sotterranei unici al mondo che sono stati, in virtù della loro straordinaria e multiforme bellezza, ascritti al patrimonio mondiale tutelato dall’UNESCO”. (nota 1)
Scrive così Albin Debevec, direttore del Parco delle Škocjanske jame (grotte di San Canziano) e coautore di un testo mono-fotografico sull’argomento, ammettendo di non poter descrivere e rappresentare le straordinarie visioni di questo spettacolo che la natura ha pazientemente creato in milioni di anni.

Nella foto la grande dolina dove scorre il Timavo e sopra il campanile del paese di San Canziano:

Il primo inghiottitoio del fiume che fino a qui scorreva in superficie:

Questo mondo sotterraneo con i boati del fiume e le arcane forme di vita immerse nei laghi ipogei avvolti da un’assoluta oscurità, aveva a lungo suscitato ancestrali paure nell’uomo che incapace di varcare le più segrete insidie delle viscere della terra, immaginava le più fantasiose leggende negli scenari delle caverne.
Ma l’innata sete del sapere e l’istinto dell’esplorazione spinse ricercatori e coraggiosi escursionisti a varcare quelle soglie sconosciute scalpellando le rocce per creare dei passaggi via via più avanzati e profondi per consentire la scoperta di questa affascinante parte di mondo.

Tutto iniziò nel 1823 come scrisse “L’Osservatore Triestino” in un articolo del 12 giugno:
Ma gli entusiasmi svanirono ben presto quando una violentissima quanto inaspettata piena del Timavo trascinò con sé tutti gli attrezzi faticosamente costruiti, comprese le tre imbarcazioni, provocando una battuta d’arresto alle arditissime ricognizioni.

Solo nel 1884 la Sezione Grotte dell’ Alpenverein riuscì a proseguire nella più grande e avventurosa impresa speleologica realizzata sul Carso per esplorare il corso delle acque sotterranee fino al loro impenetrabile inabissamento.
Così gli speleologi Anton Hanke, Joseph Marinitsch e Friedrich Müller affrontarono enormi difficoltà avanzando su rudimentali scale o gradini scolpiti nella viva roccia (nota 2), su ardite ferrate montate su pareti a picco e su barche di fortuna con spericolate navigazioni nel fiume rischiando vortici o improvvise piene.
Nel 1887, in condizioni al limite della resistenza umana, riuscirono a superare la quattordicesima cascata nel canale di Hanke, nel 1890 raggiunsero l’immensa Sala Martel e quindi il lago Morto, dove attraverso un sifone il Timavo scompariva percorrendo 40 chilometri nelle profondità della terra per riaffiorare a San Giovanni di Duino e avviarsi nel mare Adriatico.

Nella foto della cosiddetta “passerella del gatto” sul canale Henke a 90 metri d’altezza sopra le acque del Timavo che schiumano in un fragoroso vortice: 

Nella foto l’impressionante Grotta Martel, lunga 300 m., alta 146 e larga 120 m.:

Il lago Morto (foto elamit.net) ultimo tratto del Timavo prima del suo impenetrabile inabissamento:

L’ultima scoperta fu l’immensa Grotta del Silenzio, chiamata così per la mancanza degli echi delle acque sotterranee percepite negli altri altri come impressionanti boati e flebili lamenti.

Dopo il Novecento iniziarono gli scavi archeologici del dott. Carlo Marchesetti e dell’austriaco Josef Szombathy che portarono alla luce sepolture preistoriche risalenti alle epoche del Mesolitico e Neolitico, databili tra l’8000 al 4000 a. C.
Altri reperti risalivano all’Età del rame e alla prima Età del bronzo (tra il 3000 e il 1700 a.C.) quando iniziarono le attività votive e di culto proseguite fino all’ Età del ferro e successivamente nei secoli del dominio romano.

Nella foto (Enrico Halupca) l’ingresso della “Caverna preistorica”

Nei decenni successivi saranno ottimizzati i dislivelli e i passaggi più azzardati delle varie grotte dotandole di strategici fari per accendere le più spettacolari formazioni calcaree e rendere facilmente percorribile la visita di tutto il complesso ipogeo.

Per chi volesse avventurarsi in queste affascinanti realtà del Carso inizierà la traversata proprio dalla Grotta del Silenzio percorrendo in un’ora e mezza di cammino scenari di sconvolgente bellezza.

Note:
1. Nel 1992 fu ratificata la Convenzione sulla protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale ; nel 1986 le grotte vennero inserite nella Lista del Patrimonio mondiale dell’UNESCO.
2. Gli speleologi erano aiutati da guide del posto e abili scalpellini.

Notizie e foto tratte da:
B. Peric, Il Parco di Škocjanske jame, Ljubliana, 2003)
Enrico Halupca, Le meraviglie del Carso, Edizioni Lint, Trieste, 2004
Mario Galli, La ricerca del Timavo sotterraneo, Museo Civico di Storia Naturale, Trieste, 2000.