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Le sorgenti del Timavo

Tra tutte le terre del Carso che più ci tramandano le memorie di un mondo scomparso sono quelle comprese intorno alle sorgenti del Timavo  e del suo placido percorso verso il mare Adriatico.
Non sorprende che tutta l’area sia ricca di storia in quanto non solo offriva delle abbondanti fonti di acqua ma anche perché permetteva la navigazione nei diversi rami del fiume che scorrevano in una grande baia protetta. (nota 1)

Questi luoghi di straordinaria suggestione dove le acque del fiume sotterraneo prorompono dalle rocce carsiche hanno attratto l’uomo sin dalla preistoria ma le documentazioni più antiche sono riportate dallo Strabone (nota 2) che collegandosi agli scritti di Polibio interrotti nel 146 a.C., iniziò a descrivere le regioni del mondo abitato nei 17 libri della Geographica.
Lo Strabone attestò che nei pressi del fiume esisteva un allevamento di cavalli e un bosco sacro dedicato a Diomede (nota 3) dove si sarebbe accampato il console romano C. Sempronio Tudiano durante la spedizione contro i Giapidi nel 129 a.C. (nota 4)
Accanto alla prima risorgiva del Timavo è stata infatti rinvenuta una lapide con la scritta TEMAVO VOTO SUSCEPTO (nota 5) a testimonianza di come le sorgenti d’acqua fossero un tempo considerate una divinità.

Nella foto la lapide accanto alla prima risorgiva 

Nel corso del I° secolo d.C. fu qui costruito un tempio dedicato alla divinità romana Speranza Augusta di cui sono rimaste 4 lapidi: una è conservata al castello di Duino, le altre sono state murate all’esterno dell’abside nell’attuale chiesa di San Giovanni in Tuba (nota 6):

Ai tempi del grande poeta Virgilio (70 a.C. – 19 a.C.) le bocche di uscita del Timavo erano ben nove, come viene riportato nei versi del I° Libro dell’Eneide:
“Unde per ora novem, vasto cum murmure montis
It mare proruptum et pelago premit arva sonanti” (nota 7)

Nella foto (Pino Sfregola) la lapide scolpita sulla roccia calcarea posta sotto i lupi di toscanaSia lo Strabone che in seguito Marziale (nota 8) scrissero però che il Timavo avesse sette polle di uscita per cui fu supposto che le due minori si fossero occluse sia per l’avanzamento del mare nel bacino naturale delle foci che per il progressivo accumulo di materiali alluvionali.
Venne comunque considerato che l’irruenza delle acque dovesse essere notevole se nel XVI secolo esistevano ancora 7 bocche come scrisse il vescovo Andrea Rapicio (Trieste1533-1573) nel poema Histria (stampato nel 1556) :
“Ecco gli stagni del Timavo: donde
Bello a vedersi fresche e cristalline
Da sette gorghi fuor sboccano le acque” (nota 9)

In questa parziale stampa del 1573 tratta dal Theatrum orbis terrarum del cartografo Abrham Ortelius si notano i 3 principali rami del Timavo e lo scomparso isolotto dove si trovava il fortilizio di Belforte costruito dai veneziani nel 1284. 

Tutta la zona intorno alle risorgive era dunque una laguna attorniata da piccole isole e da zone pianeggianti dove vennero allestiti insediamenti produttivi e termali con diversi approdi sia sulle rive di acque dolci che su quelle di mare.

In un sito così speciale non sono neppure mancati i luoghi di culto ma la sola testimonianza che ci è rimasta è la splendida chiesa gotica di San Giovanni del Timavo che sebbene nel passato fosse stata devastata e quasi distrutta, resiste ancora con le sue mura di pietra bianca protette da una fitta e rigogliosa natura dove si avvertono ancora i frammenti di tutta le sua storia millenaria.

Note:

1. La grande baia, anticamente nominata Val Caina e in parte colmata in epoca medievale, oggi ospita il Villaggio del Pescatore.

2. Lo Strabone fu un geografo e storico greco nato nel 60 a.C e morto nel 20-23 d.C.

3. La storia non chiarisce di quale Diomede avesse scritto lo Strabone, se si trattasse di colui che venne ucciso da Ercole, o dell’eroe argivo che partecipò alla conquista di Troia, o ancora del Diomede soprannominato Giasone che guidò gli Astronauti nell’impresa del vello d’oro.

4. I Giapidi furono un’antica popolazione indoeuropea stanziata all’interno della regione adriatica orientale tra il territorio dei Liburni a Nord e la penisola istriana. Furono in lotta con i Romani dalla prima metà del II° secolo a.C. e poi definitivamente sottomessi dall’imperatore Ottaviano Augusto (63 a.C. – 14 d,C.) tra il 35-33 a.C. 

5. “Voto dedicato a Timavo” come grazia ricevuta dal nume

6. La chiesa fu costruita tra 1399 e il 1472 sulle rovine di una basilica paleocristiana ( i cui resti sono conservati nel presbiterio dell’attuale edificio) e fu chiamata San Giovanni in Tuba dalla derivazione latina tumba dovuta alla presenza di un sepolcreto.

7. Nella traduzione di Francesco Vivona che nei vv. 346 -353 riporta l’arrivo della nave di Antenore in fuga da Troia ormai in fiamme: “Attraversando achive terre, Antenore le spiagge dell’Illiria raggiunse ed i remoti regni varcati dei Liburni illeso, superò del Timavo le sorgenti, onde per nove sbocchi con rimbombo esce dal monte, quale effuso mare, e col flutto sonante i campi allaga”.

8. Marco Valerio Marziale, poeta romano e ritenuto il più importante epigrammista in lingua latina nacque tra il 38 e il 41 d.C. e morì a Roma nell’anno 104. 

9. Delle 4 bocche maggiori oggi ne sono rimaste 2, di cui una crollata; più a valle sono state scoperte altre minori le cui acque defluiscono sotto il livello del fiume.

Fonti e testi consultati:

Dante Canarella, Il Carso della provincia di Trieste, Ed. Svevo, Trieste, 1998 – Guida del Carso triestino, Ed. Svevo, Trieste, 1975;
Virgilio, Eneide, traduzione F. Vivona, Ed Ausonia, Roma, 1960;
Magico Carso, fascicolo della Direzione regionale della pianificazione territoriale – paduaresearch – sastrieste – Lacus Timavi – Enciclopedie Wikipedia e Treccani