VAL ROSANDRA: i primi insediamenti umani

 


Le prime testimonianze della presenza dell’uomo nella valle del Rosandra sono state scoperte sulle ripide pendici settentrionali del monte Carso (a 360 metri s.l.m.) nella cosiddetta Caverna degli Orsi il cui ingresso venne occluso dai detriti di falda accumulati nel corso dei millenni permettendo la conservazione di tutti i suoi preziosi reperti.

Nella foto (di Giovanni Boschin) la parte terminale della Caverna degli Orsi

Gli scavi archeologici effettuati tra il 1992 e il 2006 dal Dipartimento di Scienze Archeologiche dell’Università di Pisa, hanno datato la presenza dell’Homo neanderthalensis tra i 70.000 e 40.000 anni fa, quando le calotte glaciali coprivano le Alpi estendendosi fino il Mare Adriatico, allora più basso di 80-100 metri. La vastissima pianura che iniziava dove oggi si apre il golfo di Trieste congiungendosi alla Padania era ricoperta da una vegetazione tipica delle praterie fredde intervallata da boschi e zone acquitrinose dove pascolavano alci e cavalli.
Sia sui rilievi della Valle che lungo il fiume circolavano stambecchi, lupi e iene mentre gli orsi si rintanavano delle caverne durante i lunghi letarghi invernali.
Gli ominidi di Neanderthal avevano un fisico molto robusto e un aspetto rozzo: bassi di statura, con arti corti, nasi grossi, fronti ampie ed erano adattabili ai climi più freddi.

Nella foto (tes.com) una rielaborazione dell’aspetto dell’Uomo di Neanderthal
Organizzati in piccoli gruppi, si spostavano nelle varie zone della Valle cacciando mammiferi e selvaggine che venivano poi macellati con attrezzi di pietra in campi temporanei o piccole grotte.
La presenza dell’uomo nella Caverna degli Orsi, rilevata in alcuni livelli provocati dai progressivi depositi sedimentari o dai crolli delle volte, fu comunque piuttosto scarsa proprio per la presenza degli orsi durante i letarghi e qui testimoniata dal ritrovamento degli ossi e dalle zone lucidate dallo sfregamento delle loro pellicce (2).

Nella foto (di Giovanni Boschian) i crani dell’ Ursus spelaeus rinvenuti in una delle nicchie della Caverna degli Orsi sul Monte Carso
In alcuni casi i resti ossei furono completamente ricoperti di concrezioni stalagmitiche; in altri vennero ricoperti da veli di argilla depositata dallo stillicidio dell’acqua in epoche particolarmente umide.

Con l’arrivo della seconda glaciazione, culminata tra i 24 1 i 17.500 anni fa e durata fino ai 13-12.000 anni orsono, l’ Homo neanderthalensis scomparve sia dalla Valle che dal resto del Carso migrando nelle steppe pianeggianti che si estendevano nelle zone dove si sarebbe formato l’Adriatico settentrionale.

Con il riscaldamento del clima e la lentissima formazione della vegetazione alborea avvenuta circa 11.500 anni fa, le grotte del Carso si ripopolarono con la presenza del più evoluto Homo sapiens che disponeva di archi, punte di frecce e attrezzi di piccole dimensioni.
Nell’epoca del Mesolitico l’economia era infatti ancora basata sulla caccia ma iniziò anche la raccolte dei vegetali e quando fu completato l’innalzamento del mare, anche dei pesci (3).
L’unico insediamento di questo periodo in Valle fu rinvenuto negli anni Sessanta in seguito agli scavi effettuati da Francesco Stradi e altri soci della Commissione Grotte “Eugenio Boegan” quando alla base del costone roccioso degradante verso Zaule scoprirono un centinaio di strumenti di pietra nella cosiddetta Cavernetta della Trincea, ai limiti delle Rose d’Inverno. (4)

Nel periodo del Neolitico, iniziato 7.500 anni fa, le temperature divennero più miti e le piogge distribuite nel corso dell’anno permettendo all’uomo di dedicarsi all’agricoltura e all’allevamento di pecore, capre, bovini e maiali.
In questo lunga fase le grotte della vallata vennero usate anche come riparo per gli animali diventando delle stalle con notevoli accumuli di letame che veniva poi bruciato.
I ritrovamenti più importanti furono scoperti nel XIX secolo nella Grotta delle Gallerie (o delle Finestre) sul versante settentrionale della Val Rosandra, dove vennero travati numerosi frammenti di vasi in terracotta, facendo presupporre degli usi diversificati. (5)

Furono queste le ultime fasi delle occupazioni intensive delle grotte come abitazioni, stalle e laboratori.

Con l’Età del Bronzo, l’uomo iniziò a costruire i Castellieri, i primi insediamenti fortificati delle comunità le cui tracce sono ancora visibili su tutte le alture del Carso.

Note:
1. La grotta che si trova al confine della Slovenia ha l’aspetto di una tortuosa galleria suborizzontale di 140 metri di lunghezza e di 5-10 metri sia di larghezza che di altezza.
2. Gli Orsi delle caverne (Ursus spelaeus) avevano dimensioni maggiori rispetto a quelle attuali. (foto dinopedia.wikia.com) 3. Nelle grotte furono rinvenute diverse tracce soprattutto di molluschi marini.
4. Nel saggio “Il più antico popolamento della Val Rosandra” il professor Giovanni Boschian presuppone che con nuove ricerche potrebbero essere scoperti altri insediamenti nella valle considerando i suoi importanti fattori come la presenza d’acqua, la vicinanza del mare e soprattutto la possibilità del dominio visivo su tutta la zona seppure in terreni di non agevole percorribilità.
5. Secondo quanto riportato dal Catasto regionale delle grotte del Friuli Venezia Giulia alcuni indizi farebbero supporre che in un ambiente della grotta, probabilmente la caverna del camino, sarebbe stata attiva una vera e propria officina di vasai.

Notizie tratte dall’articolo del professor Giovanni Boschian del Dipartimento di Scienze Archeologiche dell’Università di Pisa “Il più antico popolamento della Val Rosandra” – Dario Gasparo, La Val Rosandra e l’ambiente circostante, Lint Editoriale, Trieste, 2008 – catastogrottefvg.it

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